L’11 agosto un tribunale siriano ha condannato a morte l’ex presidente Bashar al Assad al termine di un processo in contumacia, riconoscendolo colpevole di diversi crimini commessi durante i quasi 14 anni di guerra civile nel paese.

“È la persona che ha ordinato alle istituzioni statali di commettere questi crimini”, ha affermato il giudice leggendo la sentenza. Il tribunale l’ha riconosciuto colpevole di “omicidio premeditato e intenzionale di più persone e di minori, tortura, detenzione arbitraria e crimini contro l’umanità”. Dopo la sentenza ci sono stati festeggiamenti in tutta la Siria, in particolare nelle aree considerate delle roccaforti dei ribelli siriani e dell’attuale governo di transizione del paese. Fuori dall’aula del tribunale di Damasco una folla si è radunata per aspettare il verdetto, mostrando le foto delle vittime della repressione del regime o delle persone scomparse.

Si tratta della prima sentenza di questo tipo emessa sotto la guida del governo di transizione, che ha deposto Assad nel dicembre 2024, promettendo giustizia per i crimini commessi durante il suo regime. Anche per questo il processo ha un importante valore simbolico ed è considerato un banco di prova per il governo della nuova Siria.