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Da qualche mese fuori dalle stazioni di Milano e di Roma si vedono grossi mezzi blindati simili a carri armati, presidiati da militari dell’esercito. Stanno fermi in punti precisi ma non si muovono e non entrano in azione: nelle intenzioni del governo, che li ha voluti, dovrebbero servire a scoraggiare piccoli crimini in luoghi percepiti poco sicuri e più soggetti a fenomeni di illegalità. Molti però, tra esponenti dell’opposizione ma anche tra esperti e addetti ai lavori, pensano che siano inutili e che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni li usi più che altro per fare propaganda.
I mezzi, spesso descritti impropriamente come carri armati o scambiati per anfibi, sono in realtà veicoli blindati chiamati Puma, progettati alla fine degli anni Ottanta per il trasporto dei soldati e per missioni di ricognizione.
Quelli che si vedono in giro erano già nelle disponibilità dell’Esercito. L’azienda produttrice ne realizzò circa 580 e li consegnò all’Esercito Italiano tra il 2001 e il 2004, che li utilizzò in alcune missioni all’estero. Andrea Cucco, direttore del quotidiano specializzato Difesa Online, ha scritto che l’utilizzo dei Puma per scopi militari si ridusse progressivamente dopo che i mezzi rivelarono diverse vulnerabilità. L’Italia si trovò così con un surplus: alcuni furono venduti o ceduti ad altri paesi, altri sono tuttora in servizio presso alcuni reparti dell’Esercito.






