Inchiesta12 agosto 2026 alle 00:42Valanga di proteste per i bordi di cemento delle piste ciclabili
Un’auto rallenta, quella dietro fa lo stesso. Il conducente tiene d’occhio il cordolo sulla destra e cerca di restargli il più lontano possibile. In viale dei Giornalisti basta mettersi per qualche minuto sul bordo della strada per vedere il nuovo equilibrio imposto sull’asfalto: da una parte le biciclette, poche, dall’altra le macchine e, nel mezzo, quella fila di protezioni grigie (ma diventeranno gialle al termine dei lavori) che non consente sconfinamenti. In via Cornalias, direzione cimitero di San Michele, basta un’auto in panne per creare la fila che arriva fino a via Giotto. Perché quei cordoli, installati dal Comune a protezione della nuova pista ciclabile, restringono la carreggiata e diventano il bersaglio delle proteste degli automobilisti. Stessi problemi in via Marongiu, nell’ultimo tratto di via dei Conversi. Ma anche in via Giotto, o in piazza San Michele, dove le barriere sono lì da anni.
Lamentele
Uno dopo l’altro, i cordoli sistemati a protezione delle piste ciclabili ridisegnano le strade della città. E accendono le proteste. «Sono pericolosi, basta una distrazione per finirci sopra», lamentano alcuni gli automobilisti. Altri contestano soprattutto lo spazio sottratto alla strada e alla sicurezza delle auto. L’assessore alla viabilità Yuri Marcialis spiega però che «i cordoli servono, dove necessario e dove possibile, a mettere in sicurezza le piste ciclabili, separandole fisicamente dal traffico e impedendo alle auto di invaderle o utilizzarle per la sosta. In alcuni casi questo comporta una ridistribuzione dello spazio della carreggiata, naturalmente nel rispetto delle dimensioni previste dal codice della strada». Ma, «una carreggiata più stretta», avverte, «contribuisce alla moderazione della velocità».









