Marco Trovato firma questo articolo pubblicato sul sito di Rivista Africa, diretta da Gianfranco Belgrano. Il periodico è da sempre impegnato a svelare il volto meno conosciuto del continente vero, con la collaborazione di alcuni dei migliori reporter e fotografi del panorama internazionale. Marco Trovato è anche direttore editoriale della Rivista
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KAMPALA – L’odore acre della plastica bruciata si mescola al vociare dei venditori, ai sermoni dei predicatori cristiani, al fruscio dei rivoli di fogna che scorrono tra baracche di lamiera e assi sconnesse. È metà mattina quando mi inoltro nei vicoli di Katwe, uno degli slum più vasti e duri di Kampala: un labirinto di officine e botteghe, bancarelle improvvisate e casupole addossate l’una all’altra, dove la vita pulsa a un ritmo nervoso, dettato dalla precarietà e dall’urgenza di arrivare al giorno dopo. Gruppi di donne puliscono cavallette destinate alla vendita – le senene, una prelibatezza per molti ugandesi; poco più in là si riparano pezzi di motore, si espongono scarpe di seconda mano, si contratta carbone stipato in sacchi neri. In una stanzetta annerita dal fumo si proiettano film d’azione e partite di Champions League: pochi centesimi comprano un’ora di evasione, che per molti resta comunque un lusso. L’acqua potabile scarseggia, le latrine sono poche, i servizi essenziali quasi inesistenti.






