«Non sarà un festone, ma una piccola festa»: Willem Geubbels scioglie con un sorriso la tensione della conferenza stampa appena conclusa, con la quale ieri mattina si è presentato al Lecce. Il ragazzo è alto 1.85 metri e nella battuta allude al fatto che il prossimo 16 agosto compirà 25 anni. E ci tiene a dimostrare serietà, sobrietà e concentrazione, concedendosi solo qualche sorriso. Lo stesso atteggiamento che ha nello specificare la pronuncia del suo cognome, scandendo una «g» gutturale, quasi simile a un’acca aspirata, a tradire le origini olandesi del papà, che insieme a quelle centrafricane della mamma sono un esempio della multiculturalità francese. Ed è importante soffermarsi su questo, perché anche il numero di maglia scelto, il 69, non è quello che sceglie abitualmente - il suo è il 9, ma a Lecce è di Stulic - bensì la seconda scelta, già fatta il primo anno al San Gallo, in Svizzera, nel 2023, e rappresenta l’«arrondissement» del Rodano, dove c’è la città in cui è nato e cresciuto, Lione.
Proprio dal prestitiogioso Olympique Lione, dove aveva fatto tutta la trafila delle minorili, a 16 anni Geubbels diventa un caso mondiale per via del salto di qualità ulteriore al Monaco per ben 20 milioni di euro. Promesse non mantenute anche per via di numerosi infortuni (676 i giorni complessivi di assenza per infortunio in carriera), due gravi al ginocchio e al metatarso che lo accomuna a un altro protagonista recente dell’epopea giallorossa, Samuel Umtiti, più svariati problemi muscolari. In Svizzera, però, l’attaccante ritrova verve: in due stagioni e mezzo nella Super League svizzera ha raccolto 83 presenze e 27 reti, alle quali si aggiungono tre presenze e un gol in Coppa Svizzera e nove partite con due reti in Conference League.








