Boy George

Boy George minaccia di licenziare i musicisti che rifiuteranno di suonare “We Will Dance Again”, il brano pro Israele rimosso da Bandcamp. E rivendica l’uso dell’AI.

Boy George ha minacciato di licenziare i suoi musicisti se si rifiuteranno di suonare "We will dance again", la canzone pro Israele che nega il genocidio di Gaza. L'ex leader dei Culture Club continua a difendere sui social il brano che è stato rimosso da Bandcamp a causa dell'utilizzo di intelligenza artificiale che lui ha solo in parte negato, affermando di aver scritto testo e melodia da solo, ma aiutandosi con l'AI che lo avrebbe aiutato solo a migliorarlo. Il cantante ne rivendica l'uso perché se si fosse chiuso in sala di registrazione con altri musicisti, questi lo avrebbero ostacolato, censurandone le idee e il testo.

La canzone, che ha lo stesso titolo di uno slogan usato dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 al Nova festival, nel deserto del Negev, vicino al confine con la Striscia di Gaza, parla della questione israelo-palestinese. Lo fa contestando l'accusa di genocidio rivolto a Israele: "Tu dici genocidio, io dico guerra. Quando vieni attaccato, è a questo che serve l'esercito. Diventa brutta? Puoi scommetterci" canta Boy George. Il cantante ha accusato alcuni suoi musicisti di essere in dubbio se suonare o meno la canzone: "ci sono persone nella mia band che mettono in dubbio se la suoneranno con me. E quelle persone verranno licenziate. Non ho bisogno di censori". In "We will dance again" Boy George ha criticato anche gli artisti pro Palestina, che sono critici nei confronti del Governo israeliano: "Condanni gli ebrei, con memoria selettiva. Musicisti che tengono bandiere, cantano a bocca aperta come pecore, la propaganda alimentata da Internet sembra così debole" dice. Il riferimento è a coloro che negli ultimi anni hanno sventolato sui palchi la bandiera della Palestina o raccolto fondi per aiutare la popolazione della Striscia di Gaza distrutta da Israele, come avvenuto durante il concerto benefico Together for Palestine, che ha raccolto fondi per associazioni filopalestinesi.