Dopo l’emergenza migratoria, su Ceuta si accende ora anche l’allarme terrorismo. I report dell’intelligence italiana descrivono un traffico gestito dai clan della droga e ventilano il rischio di infiltrazioni jihadiste nello Stretto di Gibilterra. Un’informativa che arriva nel pieno dello scontro diplomatico sulla sospensione di Schengen e che apre un dibattito tra rilievi di sicurezza e risposte istituzionali.

Dopo l'"emergenza" migratoria registrata nelle scorse settimane, sull'exclave spagnola di Ceuta si accende ora anche l'allarme terrorismo. Negli ultimi report dell'intelligence inviati a Palazzo Chigi, l'attenzione degli apparati di sicurezza si è estesa: non si parla più soltanto di flussi di disperati nel territorio marocchino a ridosso dell'Europa, ma di una possibile porosità della frontiera che potrebbe offrire una via d'accesso a elementi radicalizzati o già segnalati.

A gestire le traversate attraverso lo Stretto di Gibilterra, secondo le ricostruzioni attribuite ai Servizi, sarebbe un'inedita alleanza tra trafficanti di esseri umani e organizzazioni del narcotraffico locale. I clan avrebbero riconvertito l'impiego dei propri mezzi superveloci, tradizionalmente usati per il contrabbando di hashish: moto d'acqua, lance e motoscafi "phantom" capaci di compiere la tratta in meno di un'ora. I prezzi dichiarati raggiungerebbero i 7mila euro a persona, con pagamenti effettuati anche tramite prelievi negli uffici postali di Ceuta, ed evidenziano la spregiudicatezza degli scafisti, pronti a scaricare i passeggeri in alto mare prima dell'arrivo della Guardia Costiera per evitare l'arresto, esponendoli al concreto rischio di annegamento. La geografia di Schengen e i dubbi sul timing L'esplosione di questa duplice minaccia, criminale e terroristica, si inserisce in un quadro politico e diplomatico già complesso, dominato dalla recente decisione del governo Meloni di sospendere l'accordo di Schengen nei confronti della Spagna. Una misura che, a una verifica puramente geografica, continua a sollevare perplessità sul piano operativo: Italia e Spagna non condividono alcun confine terrestre. Sospendere la libera circolazione tra due Paesi separati dal mare significa, nei fatti, concentrare le verifiche esclusivamente sui terminal aeroportuali e sulle banchine dei porti, imponendo controlli a campione sui passeggeri di linea. Una scelta che ha spinto le opposizioni a valutare la misura come un atto a forte valenza simbolica.