Il presidente della città autonoma vuole toglierli dalle strade, garantire che possano sopravvivere e organizzare le espulsioni.

Il presidente della città autonoma spagnola di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha chiesto oggi che venga autorizzato un centro in cui confinare i migranti che sono entrati illegalmente in città il 30 luglio scorso, mentre se ne organizza l'espulsione.

"Crediamo che debba essere autorizzato uno spazio che funga da centro di internamento per gli stranieri, dove si possano collocare queste persone, mantenendole confinate - ha detto - crediamo che debba essere fatto in via d'urgenza, perché così si riuscirà a coprire i bisogni vitali" dei migranti, "si eviterà che stiano per strada e sarà più facile condurre le procedure di espulsione".

Vivas ha parlato ai giornalisti dopo essere riunito a Ceuta con il ministro della Politica territoriale Ángel Víctor Torres, al quale ha trasmesso la necessità di un piano da parte dello Stato che abbia come obiettivo la "normalità di Ceuta". Vivas ha dunque sollecitato che le vie della città "tornino alla vita che avevano prima" e che vengano espulsi coloro che hanno partecipato alla "invasione" del 30 luglio.

Parimenti, ha definito "urgente" che si autorizzi un centro per internare gli stranieri, nel quale rimangano "confinati" e vedano "ristretta" la loro libertà di movimento. Ha quantificato in 8-11mila i migranti che ancora stazionano nella città autonoma. "E' quasi il 12% della popolazione di Ceuta, e stanno per strada. Generano, logicamente, sporcizia e insicurezza, inquietudine e preoccupazione, oltre ad alterare l'ordine pubblico. Questa è la verità", ha rimarcato.