Come in una sua stessa foto postata qualche anno fa, Carlo Calenda si sente un cigno. Nonostante il suo 3% e qualcosa negli ultimi sondaggi, è convinto di poter fare la differenza alle prossime elezioni. E, non contento, auspica un governo “europeista che abbia un baricentro centrale”. Una sorta di esecutivo di responsabilità nazionale, magari con Paolo Gentiloni premier. Lo fa in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica, nella quale il leader di Azione rinnova il suo totale disprezzo verso i 5 Stelle, ma blandisce una Marina Berlusconi non sottomessa – a differenza di Antonio Tajani – a Giorgia Meloni.
“Ai riformisti che stanno fuori e dentro il Pd dico: venite con noi prima di ritrovarvi Giuseppe Conte capo dei progressisti e candidato a Palazzo Chigi”, tuona Carlo Calenda, che vede nel Terzo Polo il protagonista decisivo per la prossima tornata elettorale. L’ex ministro è convinto, infatti, che “nessuno riuscirà a raggiungere la soglia del 42% che fa scattare il premio di maggioranza”, men che meno il campo largo, “un’accozzaglia che non ha alcuna possibilità di governare il Paese”. Per Calenda, Conte resta il problema principale: “O farà il premier, oppure — e l’abbiamo sperimentato con Draghi — scatenerà la guerra civile nella maggioranza. Il Vietnam”. Il Pd è già “succube dei grillini”: “Che cosa faranno i riformisti del Pd quando ricomincerà coi soldati russi, i superbonus, il Rdc e tutte le cavolate che abbiamo già visto? — prosegue il leader di Azione —. E se Conte non vince, quanto durerebbe un governo Schlein?”.







