Il giorno dopo neppure si conoscono i nomi delle vittime dell’ultima tragedia sul lavoro. Si sa solo che erano migranti, arrivati dal Marocco per lavorare nei campi. Giorni e giorni di sole e di fatica. Anche di domenica. E proprio nel dì di festa l’incidente stradale, sulla provinciale 45 pugliese, in località Montesecco, nelle campagne foggiane di Serracapriola. Dalle prime ricostruzioni dei carabinieri, l’autista del furgone Ford Transit avrebbe perso il controllo del mezzo che, dopo essere uscito dalla carreggiata, si è ribaltato. Nell’impatto un bracciante è morto sul colpo, mentre gli altri sono stati trasportati negli ospedali di Foggia, San Severo e Termoli. Fortunatamente non sono in pericolo di vita.

Il gruppo di lavoratori agricoli stava tornando dal lavoro, dalle campagne del Molise alle loro case in Puglia. Erano in nove su quel furgone improvvisamente impazzito. Uomini che con le loro fatiche quotidiane assicurano frutta, verdura e ortaggi freschi sulle nostre tavole. Si muore sull’asfalto, lungo le strade percorse all’alba e al tramonto per raggiungere i campi e poi tornare nelle proprie abitazioni, che spesso e volentieri sono baracche in quei luoghi indecenti e inumani chiamati pudicamente ‘insediamenti informali’, in una parola i ghetti. Si perde la vita mentre si raccolgono pomodori, meloni e angurie. Si muore travolti da un trattore o perché stroncati dal caldo. Si muore anche tra le fiamme dei caporali, imprigionati in un minivan, solo per aver chiesto un contratto regolare. Una lunga lista di lutti, un autentico bollettino di una guerra senza fine.