Il 3 agosto i kernel stabili 7.1.6, 6.18.42, 6.12.101 e 6.6.148 hanno chiuso una use-after-free nel codice SCTP di Linux che consente a un utente locale di ottenere i privilegi di root sulla macchina. La falla, tracciata come CVE-2026-64564 e battezzata SCTPhantom da chi l'ha trovata, risale a Linux 2.6.25, cio� al 2008, ed � stata presente in ogni kernel rilasciato da allora.
La falla � stata individuata presso Tencent Zhuque Lab, che attribuisce la scoperta a Corvus AI, una pipeline di ricerca multi-agente costruita internamente per il lavoro sul kernel. Il laboratorio dichiara di aver ottenuto root sui kernel provati per Debian 13, Ubuntu 24.04, Rocky Linux 9 e RHEL 9 e OpenCloudOS, e di essere risalito da un container fino alla macchina sottostante. Nel test di evasione, riferisce, il profilo seccomp era quello predefinito e non erano concesse n� CAP_NET_ADMIN n� CAP_SYS_ADMIN: sei tentativi su otto hanno raggiunto root sull'host. SCTPhantom � l'ultima di una serie di falle del kernel rimaste dormienti a lungo e riemerse quest'anno con assistenza automatica, dopo GhostLock a luglio.
Il controllo cade su un indirizzo, l'azione su un altro
SCTP � un protocollo di trasporto che permette a una singola connessione di viaggiare su pi� percorsi di rete contemporaneamente. Una funzione collegata, la riconfigurazione dinamica degli indirizzi, consente a un peer di aggiungere o rimuovere quegli indirizzi a connessione gi� avviata, attraverso messaggi ASCONF.






