di Daniele Dell'Orcolunedì 10 agosto 20263' di letturaNel mondo del calcio poche cose appaiono finanziariamente paradossali quanto la capacità di spesa del pallone turco. I cui grandi club continuano a muoversi sul mercato globale piazzando colpi milionari, ingaggiando star internazionali e garantendo stipendi faraonici. L’ultimo in ordine di tempo è Romelu Lukaku, in procinto di passare dal Napoli al Fenerbahce. Prima ancora era toccato a Momo Salah, approdato al Trabzonspor dove guadagnerà 17 milioni a stagione più benefit. Trattative ancora aperte anche per Rafa Leao al Galatasaray (il Milan ha rifiutato 30 milioni) e Dusan Vlahovic corteggiato dal Besiktas (offre ingaggio da 10 milioni l’anno). Un dinamismo che fa impallidire i club di serie A e però stride con i numeri reali del movimento: la Süper Lig turca si posiziona infatti solo al decimo posto per guadagni tra i campionati del continente, incassa cifre irrisorie dalle cessioni e versa in uno stato di indebitamento cronico. Un disequilibrio strutturale certificato dal rapporto tra introiti e monte ingaggi che tocca la cifra monstre dell’88%. Quindi il grano dove lo prendono? Occorre fare un passo indietro al 2019, quando i quattro colossi del Paese, Galatasaray, Fenerbahce, Besiktas e Trabzonspor, si trovavano sull’orlo del baratro. A picchiare duro sulle casse societarie era stata la gravissima crisi economica del 2018. Eppure, anziché tirare il freno a mano, i club hanno continuato a spendere.MODELLO
Lukaku, Vlahovic, Leao: in Turchia la nuova Arabia | Libero Quotidiano.it
Nel mondo del calcio poche cose appaiono finanziariamente paradossali quanto la capacità di spesa del pallone turco. I cui grandi cl...












