A Ferragosto il museo esce dai suoi schemi e prova a intercettare anche chi, normalmente, preferirebbe la tintarella al varcare la soglia di una galleria. Le Gallerie d’Italia di Napoli saranno aperte gratuitamente il 15 agosto, una scelta che Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e direttore generale delle Gallerie d’Italia, legge innanzitutto come «un atto di responsabilità sociale». L’obiettivo è offrire un’alternativa a chi resta in città, ma anche avvicinare al museo un pubblico nuovo. Direttore Coppola, perché è importante che un museo apra gratuitamente proprio a Ferragosto, quando molti pensano soprattutto al mare?
«L’arte è un impegno sociale. Questa è nella sua massima sintesi la ragione dell’apertura straordinaria e gratuita voluta da Intesa Sanpaolo a Ferragosto. Essere aperti per chi resta in città o per chi arriva in visita significa offrire un’alternativa per chi cerca un momento diverso in un giorno di festa». Che tipo di pubblico vi aspettate? Napoletani, turisti italiani, stranieri o famiglie? «Un’apertura gratuita permette a tutti di partecipare. Questa è la grande forza della cultura; non ci sono distinzioni: dai più fragili ai grandi collezionisti. E avremo un pubblico misto di famiglie, turisti italiani e stranieri. Un museo appartiene alla propria città e così si apre davvero a tutti: dallo straniero di passaggio a chi riscopre un luogo che ha sotto casa». Ferragosto può diventare un momento per avvicinare al museo anche persone che normalmente non lo frequentano? «Questo è il secondo obiettivo che ci sta più a cuore. Chi frequenta abitualmente i musei trova comunque il modo di visitarci. Il valore di Ferragosto gratuito sta nell’intercettare chi non ha quell’abitudine o non ha la disponibilità. Abbattere la barriera del prezzo, anche solo per un giorno, contribuisce a sottolineare il valore sociale della cultura. Ricordo che in tutte le Gallerie d'Italia l'ingresso è gratuito fino a 25 anni d’eta e tutte le attività con le scuole sono gratis. Questo è il senso del Progetto Cultura di Intesa Sanapolo. Vi aspettate un’affluenza superiore rispetto a una normale giornata estiva? «Sì sarà un Ferragosto da tutto esaurito. Dalle collezioni permanenti con l'ultimo Caravaggio alla street art di Obey, con la mostra "Power to the Peaceful", che ha un pubblico nuovo per le Gallerie d'Italia e che, per generazione, ricorda i visitatori di JR». Napoli sta vivendo una crescita turistica molto forte: quanto è importante che questa crescita passi anche attraverso i musei? «È importante ed è una responsabilità. Napoli in questi anni vive un momento di attrattività turistica straordinario. I musei hanno il compito di accogliere e rendere quel flusso consapevole della città, del suo patrimonio e della sua storia e penso, ad esempio, a quanto abbiamo fatto con la mostra dedicata alle donne pittrici a Napoli nel Seicento, dopo il lavoro fatto intorno all'Artemisia napoletana». C'è il rischio che il turismo culturale a Napoli diventi troppo concentrato sui grandi “attrattori” e lasci fuori luoghi e collezioni meno conosciuti? «Il rischio riguarda tutte le grandi mete culturali italiane, non solo Napoli. Quando il tempo di visita è breve le scelte si concentrano naturalmente su ciò che è già conosciuto, ciò che compare per primo in una ricerca o in una guida. Il nostro compito, rispetto a questa parte di pubblico, è esser complementari: un luogo che partecipa a rendere Napoli una straordinaria città d'arte con un'offerta culturale ampia, originale e contemporanea». Napoli può diventare una vera capitale europea del turismo culturale? Cosa le manca ancora? «Usare con la parola capitale rischia di distrarre dal merito della questione. Napoli ha una densità di patrimonio artistico e archeologico che poche città al mondo possono vantare, una vitalità culturale contemporanea che si vede nelle mostre, nei musei, nelle iniziative diffuse in città. Ogni artista vivente con cui dialogano le Gallerie d'Italia ci chiede di portare il proprio lavoro a Napoli. Così abbiamo fatto e continueremo a fare. Le sorprese non mancheranno».









