Di: Laura Daverio Francisco Alejandro Leyva Aguilera stava facendo colazione in un piccolo ristorante all’aperto quando è stato assassinato lo scorso 22 luglio. L’anno precedente aveva denunciato minacce di morte e accusato tre politici locali. È il settimo giornalista assassinato in Messico nel primo semestre dell’anno.Molti omicidi dei colleghi presentano le stesse caratteristiche. Le vittime investigano su criminalità, corruzione e politica locale, denunciano intimidazioni che rimangono senza conseguenze e vengono uccise in pieno giorno. A tutto questo segue l’impunità. Negli ultimi quindici anni si contano appena nove condanne e nessuna riguarda i mandanti, a essere puniti, quando accade, sono gli esecutori materiali.Secondo il Comitato per la Protezione dei Giornalisti dal 2000 si registrano almeno 130 giornalisti uccisi, mentre Articolo 19 ne conta 181. La differenza dipende dai criteri utilizzati per stabilire se l’omicidio sia direttamente collegato all’attività giornalistica. Il Messico detiene inoltre il più alto numero di giornalisti desaparecidos al mondo, almeno trenta.Il 30 maggio è stato inaugurato a Città del Messico l’anti-monumento “Nadie Aquí Olvida” (“Nessuno qui dimentica”), dedicato alle vittime della violenza contro la stampa. A differenza dei monumenti che hanno un carattere celebrativo, gli anti-monumenti sono un’espressione di critica, richiamano l’attenzione su tragedie ancora irrisolte. Sulla struttura sono incisi i nomi dei giornalisti assassinati e di quelli scomparsi, mentre la scritta “Libertad de Expresión” ricorda che ogni attacco alla stampa è un attacco alla libertà di espressione. Ma ci è voluto poco perché la lista rimanesse incompleta, dalla sua inaugurazione altri quattro giornalisti sono stati uccisi.I più esposti sono i cronisti di nera delle realtà locali, che lavorano in territori dove criminalità organizzata, politica e forze dell’ordine si intrecciano e sono facilmente individuabili, tanto da essere colpiti durante la loro normale routine.I più esposti: cronisti locali e freelanceIl caso di Roxana Guzmán ne è un esempio. A fine maggio un commando armato fece irruzione nella sua abitazione mentre si trovava con la famiglia, che riuscì a riprendere l’attacco con il cellulare. Il video del rapimento divenne virale. Un mese dopo il suo corpo fu ritrovato senza vita. L’eco mediatica ha spinto le autorità federali ad aprire un’indagine che ha portato finora a otto arresti, quattro dei quali riguardano agenti di polizia.Alla violenza si aggiunge la crisi del settore, che colpisce in maniera diversa ogni Paese, e che in Messico crea una vulnerabilità molto pericolosa. Il giornalismo è sempre più affidato ai freelance e sempre meno a redazioni strutturate. Con il lavoro autonomo vengono meno anche le responsabilità degli editori nella tutela dei collaboratori. Un articolo di cronaca nera può essere pagato meno dell’equivalente di tre franchi svizzeri. In una condizione di estrema precarietà economica, la necessità di pubblicare prevale spesso sulla sicurezza.Alla ricerca dei figli scomparsi Falò 11.03.2025, 21:10Un potere che non protegge la stampaSul piano politico la difesa della stampa non è stata una priorità per nessuna amministrazione. Per settant’anni, fino al 2000, il Messico è stato governato dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, che esercitava il controllo sul sistema mediatico attraverso il finanziamento dei principali mezzi di informazione. Con la fine di quel monopolio e la diffusione di internet e dei social media il panorama dell’informazione è cambiato radicalmente, ma ogni governo ha mantenuto un rapporto conflittuale con la stampa più critica. Gli attacchi verbali ai giornalisti hanno contribuito a delegittimare il loro lavoro e ad aumentarne i rischi. A questo si aggiunge l’accanimento giudiziario, registrando un aumento di cause intentate contro i giornalisti, costretti a difendersi con risorse limitate. L’autocensura è una realtà con cui ogni giornalista messicano deve fare i conti.Esistono protocolli di protezione per i giornalisti minacciati, ma non hanno fermato la scia di omicidi. Sono strumenti pensati per reagire alle minacce più che per prevenirle e richiederebbero un coordinamento efficace tra forze dell’ordine, magistratura e autorità politiche, gli stessi soggetti che spesso sono parte del problema. Gli assassinii continuano così a verificarsi in pieno giorno, perché ogni omicidio non solo è una punizione per chi perde la vita, è un monito per tutti gli altri.
Il lavoro mortale dei giornalisti in Messico - RSI
In Messico sette giornalisti uccisi in sei mesi nel 2025: vittime di criminalità, corruzione e politica locale. Impunità diffusa e precarietà aggravano la crisi.






