Si è presentato in tribunale tremante, appoggiato a una stampella, con il volto di chi ancora non si capacita di quanto è accaduto. L’uomo di 67 anni arrestato venerdì all’ospedale di Torrette — dopo aver investito con l’auto una guardia giurata e colpito un poliziotto — è comparso ieri mattina davanti alla giudice Moscaroli e al pm Pucilli, imputato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate nel processo per direttissima. Scortato dalla polizia e difeso d’ufficio, l ‘uomo era visibilmente provato. In aula si è preso la responsabilità di tutto, ricostruendo passo dopo passo la vicenda che gli è sfuggita completamente di mano.

Il racconto è cominciato dalla mattina di venerdì, un giorno come tanti per il pensionato. "Eravamo a casa di amici quando mia moglie si è sentita male all’improvviso", ha spiegato con un filo di voce. Chiamati i soccorsi, i sanitari hanno deciso il trasporto in ospedale, avvisandolo di seguire l’ambulanza con la propria auto. Ma qualcosa, lungo il tragitto, è precipitato nell’animo dell’uomo. "A un certo punto il mezzo è partito veloce, con le sirene accese — ha raccontato —. Non riuscivo a stargli dietro, l’ho perso di vista. Ho pensato al peggio, che mia moglie stesse morendo, e non ho capito più niente". Il timore per le condizioni della consorte, in quei minuti, ha preso il posto della lucidità. È proprio in quel momento che, ha ammesso l’uomo, ha smesso di ragionare.