I venti di guerra che continuano a insanguinare il fronte ucraino-russo fanno ora sentire i loro echi fino in Bulgaria. Teatro nelle ultime ore dello scoppio di un drone imbottito di esplosivo nelle immediate vicinanze del confine con la Romania, al di sopra di un tratto dello strategico gasdotto Trans-Balkan.

Il drone, identificato stavolta come ucraino, non ha causato vittime né danni agli edifici della zona, si è affrettato ad assicurare il premier bulgaro, Rumen Radev. Sottolineando tuttavia il clima di allarme con la convocazione lampo di una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza Nazionale: seppure senza mai evocare sospetti su ipotetiche "provocazioni" di Mosca, a differenza di quanto fatto in occasione di episodi analoghi recenti denunciati fra l'altro dalla Romania o dalla Polonia.

O ancora in relazione al drone inesploso scoperto in settimana nell'aeroporto di Lipsia, la cui "probabile appartenenza alla Russia", già citata dagli 007 tedeschi, è stata accreditata al Wall Street Journal pure da fonti dell'intelligence Usa.

A sciogliere i dubbi sono stati alla fine in questo caso gli specialisti bulgari chiamati a esaminare i detriti precipitati in un campo di girasole. Il drone in questione è uno di quelli "utilizzati ampiamente dall'Ucraina", ha comunicato il ministero della Difesa di Sofia, chiarendo peraltro che "nulla fa pensare a un incidente deliberato". Un errore, insomma, apparentemente.