Il mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona sta andando a gonfie vele. Non soltanto gli investitori istituzionali (banche, compagnie assicurative, fondi pensione, enti previdenziali) scelgono le obbligazioni pubbliche per avere rendimenti stabili e sicuri nel tempo, ma anche i piccoli risparmiatori acquistano questi bond che offrono una remunerazione appetibile del capitale. In Italia i prodotti destinati ai mercato retail (quello delle famiglie) hanno come valore aggiunto, tra l’altro, una minore tassazione e l’esenzione dall’imposta di successione.
Da un’analisi di Florian Späte, esperto di Generali investments, emerge che nel primo semestre proprio l’Italia si è piazzata in vetta nel continente con 234,1 miliardi di euro di emissioni lorde (escludendo i rimborsi di titoli a scadenza), seguita dalla Francia a 211,4 miliardi. Le prospettive per il resto dell’anno rimangono positive. La scorsa settimana la Germania ha confermato per il terzo trimestre i propri obiettivi rispetto a quanto programmato. Nell’area dell’euro si prevede entro fine anno il raggiungimento di un nuovo record storico a circa 1.400 miliardi rispetto ai 1.300 mld del 2025.
In Europa si stima il traguardo di 500 miliardi di emissioni nette (sottraendo i rimborsi), confermando i livelli del 2023 o appena al di sotto. I numeri attuali, che vedono l’avvicinamento a 400 miliardi, dicono che quasi l’80% dell’obiettivo annuale è stato collocato. Stanno andando molto bene la Grecia, arrivata all’86% del totale, e l’Irlanda al 79% mentre la Germania è al 54% ma ha un andamento più uniforme nel tempo. Non bisogna dimenticare, del resto, che il paese è uno dei pochi in Europa a godere della tripla A di rating.






