Tumori del seno, rotta verso Nord: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto assorbono il 95,1% del saldo attivo della mobilità sanitaria. Mentre milioni di italiani percorrono la penisola verso Sud per le vacanze estive, per una parte del Paese quello stesso tragitto si compie nella direzione opposta, tutto l'anno, e ha a che fare con diagnosi di tumore e terapie mirate. E' quello che emerge dal report di RoseBio. Lo studio di RoseBio sulla diagnostica oncologica di precisione Per la cronaca, RoseBio è uno spin-off del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) fondato a Brescia nel 2024. L'azienda ha sviluppato ZipArray, piattaforma diagnostica proprietaria per l'analisi rapida di varianti genetiche tumorali su biopsia tissutale e liquida, con applicazioni nell'oncologia di precisione, nella farmacogenomica e nelle malattie infettive. Il primo prodotto, CRC Array, è dedicato al carcinoma colorettale e può contare sull'accesso alla strumentazione e ai laboratori CNR. Mobilità sanitaria interregionale: il pendolo dei pazienti verso Nord Secondo lo studio, la mobilità sanitaria interregionale ha toccato i 5,15 miliardi di euro: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna assorbono il 78,2% del saldo passivo. I dati più recenti sui numeri del cancro in Italia danno una misura del fenomeno: 66.351 interventi per carcinoma mammario, di cui 5.223 fuori dalla regione di residenza. La media nazionale si ferma all'8%, ma passa dal 5% del Nord al 15% del Sud, con la Calabria che sfiora il 50% degli interventi effettuati altrove. Piemonte, mobilità sanitaria tra attrattività e saldo negativo Interessante, su questo fronte, il posizionamento della nostra regione. Sul piano della mobilità sanitaria complessiva, spiegano gli autori del report, il Piemonte è la sesta regione più attrattiva d'Italia: 282 milioni di euro di crediti e il 5,8% della mobilità attiva nazionale: quindi attira pazienti da oltreconfine. Eppure, chiude con un saldo negativo di 20,7 milioni, perché i suoi stessi residenti generano 302,7 milioni di debiti, la quarta cifra più alta del Paese. Si tratta del caso della "mobilità di prossimità": anche una regione ben attrezzata cede pazienti alle confinanti, a partire dalla Lombardia. Ma attenzione: sul versante oncologico il Piemonte non è affatto una regione da cui si fugge. In Piemonte bassi indici di fuga nella chirurgia Sulla chirurgia del tumore al seno è tra quelle con gli indici di fuga più bassi, secondo i numeri del cancro in Italia 2025. E soprattutto, ha già fatto quello che serve sul fronte diagnostico: la Regione ha identificato i Centri di diagnostica molecolare avanzata di riferimento per tutti gli ospedali e attivato un «Molecular Tumor Board» regionale in rete, proprio per dare accesso uniforme al territorio. Quindi «il Piemonte è un esempio virtuoso, la dimostrazione che decentralizzare la diagnostica molecolare si può fare, ed è esattamente la direzione su cui sta lavorando RoseBio». Il punto che la startup solleva è il passo successivo: replicare quel modello anche dove non c'è una rete oncologica solida come quella piemontese, con strumenti più leggeri ed economici, utilizzabili anche in un ospedale di provincia. Diagnosi molecolare e tumori: il fattore tempo nelle cure oncologiche «Si discute di dove si opera, quasi mai del luogo in cui si arriva alla diagnosi molecolare. Ma è lì che il paziente perde le settimane che contano: tra la diagnosi e l'inizio del trattamento non dovrebbero passare più di tre mesi, e quando il campione deve viaggiare verso un grande centro già saturo quella finestra si chiude prima che lui ci entri», spiega Marcella Chiari, CEO e co-founder di RoseBio. Divario diagnostico tra Nord e Sud: i dati sugli screening Secondo RoseBio, dunque, il divario si forma molto prima della sala operatoria, ovvero nella fase in cui il tumore viene caratterizzato. Il primo gradino è lo screening, dove la distanza è già netta: sempre secondo i dati dei numeri del cancro in Italia, la copertura dello screening mammografico oggi si attesta al 62% al Nord e al 34% al Sud, quella dello screening colorettale al 46% contro il 18%. Profilazione genomica e Molecular Tumor Board Ma trovare un tumore è solo l'inizio: per curarlo con un farmaco mirato bisogna prima leggerne il profilo molecolare, e su questo secondo gradino la geografia si ripete. Per accedere a un farmaco a bersaglio molecolare, infatti, serve la profilazione genomica del tumore, e il caso va poi discusso in un Molecular Tumor Board, l'organo multidisciplinare che valuta e interpreta l'esito di test molecolari complessi. Questi organismi hanno sede quasi esclusivamente presso IRCCS e policlinici universitari, e la loro distribuzione non è uniforme, con ritardi più marcati nell'integrazione ospedale-territorio proprio nelle regioni meridionali. ZipArray, la piattaforma RoseBio per la diagnostica molecolare Come si premetteva, RoseBio punta a portare la diagnostica molecolare negli ospedali di provincia. Su questo perimetro lavora la piattaforma ZipArray di RoseBio, oggi in fase di validazione, che analizza da 30 a 500 varianti genetiche tumorali in un unico test, con risultati in meno di 4 ore e un costo inferiore ai 100 euro, utilizzando strumentazione già presente nei laboratori clinici. Non richiede analisi bioinformatiche complesse come avviene per il sequenziamento di nuova generazione, e questo la rende eseguibile anche in strutture di piccola e media dimensione. «Se la fase diagnostica si svolge vicino a casa, il paziente arriva al centro specialistico con il profilo molecolare già pronto, e il Molecular Tumor Board può discutere il caso senza ripartire da zero», concludono Natasa Zarovni e Silvia Galbiati, co-founder di Rosebio e biologhe molecolari. Un punto in più per il fattore tempo.
Tumore al seno, l’Italia delle cure viaggia verso Nord. Il Piemonte in controtendenza frena la fuga
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto assorbono il 95,1% del saldo attivo. La nostra regione è la sesta più attrattiva nel mercato della mobilità interregionale c…






