Lucas, un Siberian Husky di tre anni che vive in Messico, è diventato il protagonista della causa di divorzio tra i suoi due umani di riferimento. L'animale è infatti salito alla ribalta della cronaca visto che il giudice ha stabilito che l'ex marito dovrà contribuire economicamente al mantenimento del cane, versando una quota mensile per le spese ordinarie e partecipando ai costi veterinari. La decisione che arriva dall'altra parte dell'oceano riflette un dato di fatto comune in molte realtà del mondo, Italia compresa: considerare gli animali da compagnia non come prevede la legge, ovvero alla stregua di beni da dividere, ma come membri della famiglia il cui benessere merita tutela anche dopo la separazione dei loro umani.
Abbiamo chiesto a Salvatore Cappai, avvocato esperto di diritti degli animali, di guidarci attraverso lo scenario attuale rispetto a questa tipologia di casi che anche in Italia sono accaduti. Avvocato, quanto è rilevante anche in Italia il caso di questo Siberian Husky?
La vicenda che ha visto protagonista il cane Lucas ci fa capire come in tutto il mondo vi sia un’evoluzione giuridica in atto, la quale valorizza sempre di più la qualità di esseri senzienti degli animali domestici, non più visti solo come oggetti. Anche in Italia qualcosa si muove da tempo, seppur molto lentamente. Si fanno passi avanti e poi si torna indietro, con provvedimenti dall’opposto tenore spesso dipendenti dalla sensibilità del singolo giudice piuttosto che da un’evoluzione normativa reale. E' normata la questione dell'affidamento del cane nel nostro ordinamento giuridico rispetto alla questione del divorzio?






