Grande, grosso e orgogliosamente emotivo. Leonardo Fabbri si presenta agli Europei di Birmingham da leader assoluto del lancio del peso. Quest’anno nessuno ha fatto meglio di lui, 22,74 e una costanza su misure importanti, il 10 agosto alla prova dei sentimenti. A volte lo travolgono e lui non li vuole azzerare: «Lanciare e coinvolgere, non chiudo fuori la mia personalità. Imparo a usarla». Torniamo indietro. Il primo lancio. «Mi ricordo il secondo: 2008, Firenze Sud, test per i societari, mamma e fratello sul campo. Scelsero l’altro però io ero convinto di essere andato bene. Ho rosicato così tanto che l’episodio mi ha dato la molla e ancora lo uso nelle meditazioni». Che cosa direbbe al Leo del 2008?«Beh, grazie. Sulla voglia che aveva lui ho costruito una vita bellissima». Quali pensieri, ogni tanto, creano difficoltà?«Non mi sarei mai aspettato di avere pressione per il lavoro che ho scelto. Certe critiche mi hanno stroncato. Dal primo podio è sembrato tutto obbligatorio e nello sport non funziona così. Ho iniziato a percepire le gare in modo diverso e preso delle sbandate epocali». Perché il parere social pesa?«Me lo chiedo anche io. Su 100 commenti splendidi, resto fisso sui due schifosi». C’è un antidoto?«Non li leggo più e ho messo un limite di 20 minuti al giorno su Instagram. Ho un allenatore del respiro, novità: appena sento tensione su collo e schiena cerco di lasciarla andare. Soffiarla via». Lancio perfetto?«Tra i miei ne ho due: il 21,99 di Padova, 2020, tecnica al massimo che mi ha mandato in crisi perché io non ero pronto per quel livello. E il 22,98 di Bruxelles, ancora record italiano. Me lo copiano persino». In che cosa?«Sono alto 2 metri e veloce, e cerco di guadagnare 2 o 3 cm di pedana: piede sinistro spostato, destro indietro per avere più torsione nel finale e accelerare. È molto complesso, con Dal Soglio, il mio tecnico, cambiamo spesso stile e mi stupisce l’imitazione». Da Andrei, il suo mito da bimbo, oro nel peso ai Giochi di Los Angeles che stanno per tornare, ha mai copiato?«Replico la carica, quando si metteva il magnesio con smorfie da duro, come per spaccare la faccia a qualcuno». Gliel’ha detto?«Prima o poi lo farò. L’ho incontrato solo nel marzo del 2024, dopo i risultati, prima mi sarei sentito cretino. L’ho riempito di domande e non so se gli piacesse o mi volesse uccidere. Ma è finita con una sfida a chi tirava più lontano le gocce d’acqua prese con due dita». Gli sprinter lanciano in allenamento. Chi è il più bravo?«Jacobs, con i pesi leggeri da 3 o 4 chili, super reattivo. Io faccio degli sprint due volte a settimana: sei volte i 100 metri, ma senza tirarli. Senza cronometro. Se spingo non vado oltre la seconda ripetizione, mi porto dietro 120 chili». Sta più a dieta lei o Tamberi?«Gimbo è matto, detto con ammirazione, ma lui non si concede sgarro. Io in gara dovrei stare in un indice di massa grassa tra 13,5 e 14,5. A Parigi ero sotto e mi credevo super, invece forse quel rigore mi ha irrigidito». Patito di carne rossa, firma per essere vegetariano fino ai Giochi del 2028 in cambio di un podio? «Firmo solo per l’oro». Meglio la fiorentina da mangiare o quella da tifare?«La bistecca non delude mai, la Fiorentina ti fa patire...». Davanti a Luca Toni che gli chiede?«Sono ancora arrabbiato perché è andato via dalla Viola, gliel’ho detto e ha riso. Allora ero ragazzetto, oggi capisco che l’avrei fatto pure io». E a Roberto Baggio?«Più intimo. Che cosa ha pensato dopo il rigore sbagliato perché è esattamente come mi sono visto io alle Olimpiadi di Parigi tra il primo nullo che prometteva e la pioggia che ha cambiato le condizioni. L’atletica dà le scosse del calcio se ti concedi la passione». Abbini i suoi lanci migliori ai gol da ricordare.«Il 21,99: inatteso ed esaltante come Fabio Grosso contro la Germania ai Mondiali 2006. Sono impazzito quanto lui, non sapevo che fare. Il 22,98 lo credevo un 23 quindi lì per lì si è spento l’entusiasmo ed è salito dopo. Direi Barak al supplementare di Conference con la Fiorentina in dieci contro il Riga. Persa ai rigori, ma che ganzi». Ventitré metri. Perché 2 cm fanno così differenza? I cosiddetti muri di che sono fatti?«Ho 10 gare oltre i 22,90 eppure il 23 pare irraggiungibile. È la testa: è successo anche con i 22 metri. La barriera è mentale e per questo spessissima, non ci credi e non la superi». Battocletti, che poi ha vinto di tutto, cita ancora i Mondiali di Budapest in cui è arrivata ultima con le lacrime agli occhi. Lei fa lo stesso con le Olimpiadi 2024. Siete molto amici, ne avete parlato?«Allo sfinimento, abbiamo una certa sintonia sui segni che lascia la sconfitta». In comune c’è anche la passione per gli orologi.«Vero, ma adesso è invidia pura e argomento tabù. Lei ormai ha altri budget. Sono passato alle carte Pokémon, sono fuori di testa e spendo un macello di soldi». Anche lì c’è la figurina che non si trova mai?«Sono fortunato e ho delle tecniche: le carte speciali pesano di più. Io con i pesi ci so fare». Si è definito «emotivo non debole». La gente percepisce la differenza?«Poco. Soprattutto in uno sportivo. C’è scarsa sensibilità riguardo all’atleta che è visto come un privilegiato. In parte è vero, però esserne consapevoli non vuole dire produrre risultati in serie».
Fabbri: “I bei lanci, i social e il rigore di Baggio. La mia vita è tutto un peso”
L’azzurro alla vigilia degli Europei di atletica: «Voglio coinvolgere, non chiudo fuori le emozioni. Le uso»













