ROMA – Almeno trecento bambini a Gaza sono stati uccisi in trecento giorni da quando, lo scorso ottobre, è entrato in vigore un accordo di cessate il fuoco tra i combattenti di Hamas e le Forze di Difesa Israeliane, ha dichiarato giovedì il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF). Le famiglie palestinesi sono ora confinate in un terzo della Striscia, tra edifici distrutti, macerie e rifiuti non rimossi. “Con centinaia di altri bambini feriti, alcuni anche in modo grave, a Gaza i più piccoli stanno ancora aspettando la fine della violenza che gli era stata promessa”, commenta Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. Beigbeder auspica che il presunto nuovo piano di pace segni davvero la fine delle ostilità e consenta agli aiuti umanitari di raggiungere tutti i più bisognosi.
Paura e sofferenza su vasta scala. Gli attacchi sanguinosi di Hamas contro Israele nell'ottobre 2023, che hanno scatenato la guerra a Gaza, hanno causato una crisi umanitaria di proporzioni epiche. L'UNICEF ha ribadito più volte che in tutta la Striscia i bambini continuano a soffrire di malnutrizione acuta, malattie, sintomi derivanti dall’acqua non potabile e dai sistemi igienico-sanitari danneggiati. Un'altra conseguenza di questa cronica mancanza di assistenza è un preoccupante aumento delle nascite premature, insieme a un numero sempre più grande di neonati in condizioni critiche. “Non ci sono abbastanza incubatrici e in alcuni casi gli operatori sanitari affermano di vedere due o addirittura tre neonati condividere una sola macchina”, racconta a UN NEWS la portavoce dell'UNICEF, Louise Wateridge. A Gaza – conclude – le famiglie continuano a seppellire i propri figli.






