Alla fine di maggio una grande esplosione ha distrutto il razzo spaziale New Glenn di Blue Origin e le strutture del Launch Complex 36 (LC-36A) in Florida. Si è trattato di una battuta d'arresto importante per la società di Jeff Bezos, quando la situazione dei lanci del nuovo vettore aveva ottenuto successi ma sollevato alcune problematiche, in particolare con il fallimento dell'immissione in orbita del satellite AST SpaceMobile BlueBird 7.

Blue Origin si è attivata immediatamente per ripristinare le strutture di lancio promettendo di tornare a volare entro la fine dell'anno. Anche se si tratta di una sfida impegnativa, con tempistiche incerte, le operazioni sembra si stia svolgendo velocemente e questo potrebbe permettere un nuovo lancio di New Glenn entro la fine del 2026 o all'inizio del 2027. Un momento chiave sia per l'attività della società statunitense che per i programmi spaziali come Artemis, con la missione Artemis III che è prevista attualmente per la seconda metà del prossimo anno.

Nelle scorse ore Dave Limp (CEO di Blue Origin) ha rivelato quella che potrebbe essere stata la causa dell'esplosione del razzo spaziale New Glenn. In un post sul social network X, l'alto dirigente ha dichiarato "volevo fornire un aggiornamento sull'indagine dell'anomalia del test statico di accensione dei motori. I progressi continuano".