Una doppia immagine che stride. Da un lato una ragazza di 26 anni, sorridente, atletica, spesso ripresa tra il mare, gli amici, i viaggi, la vita ordinaria e dall'altra parte in la stessa ragazza seduta in ospedale, attaccata alle infusioni, mentre prova a dare un nome pubblico a un tumore che la maggior parte delle persone non saprebbe nemmeno pronunciare. Sydney Towle, originaria di Newburyport, nel Massachusetts, ha abitato esattamente questo confine: tra leggerezza e gravità, tra quotidianità e prognosi, tra il linguaggio veloce dei social e la lentezza brutale della malattia. È morta lo scorso 5 agosto, come hanno annunciato la madre Elizabeth Morrow e il fratello Austin Towle in un video pubblicato sul suo profilo TikTok. Aveva combattuto per quasi tre anni contro un colangiocarcinoma, una forma rara e aggressiva di tumore delle vie biliari.

L’annuncio della famiglia ha avuto il tono sobrio delle notizie che non hanno bisogno di enfasi. “Syd se n’è andata serenamente”, ha detto il fratello, ricordando una battaglia lunga e durissima. Ma la morte di Sydney Towle non è soltanto la scomparsa di una creator molto seguita: è anche il punto finale di un racconto pubblico che aveva saputo mettere in discussione molti stereotipi su che cosa significhi essere giovani, malati, visibili e credibili online. Sul suo account, seguito da oltre 1 milione di persone su TikTok, Towle aveva scelto di condividere la realtà della cura senza rinunciare alla propria identità: non solo paziente, ma anche giovane donna, laureata, sportiva, professionista, amica.