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Venerdì pomeriggio il Tour de France femminile arriverà per la prima volta sul Mont Ventoux, in Provenza, nella settima e terzultima tappa di questa edizione. Il Mont Ventoux è una montagna solitaria, separata dalle Alpi e per questo visibile da decine di chilometri di distanza, con diverse peculiarità dal punto di vista orografico e geologico. Per il ciclismo, uno sport con tutta una sua geografia di luoghi e montagne, è una salita mitica, per qualcuno quasi mistica.
Non ha le pendenze di altre salite storiche del Tour, ma ha un insieme di caratteristiche che lo rendono uno dei luoghi più significativi del ciclismo, e una delle sue salite più ostiche. Da quando è stato rifondato nel 2022 e viene organizzato da ASO (lo stesso organizzatore di quello maschile), il Tour de France femminile è passato già per alcune delle salite più famose e difficili del ciclismo, come l’Alpe d’Huez nel 2022 e il Col du Tourmalet nel 2023.
Una critica che veniva fatta al Giro d’Italia femminile invece, perlomeno fino a quando quest’anno non è passato dal Colle delle Finestre, era di essere «priva di grandi salite iconiche». Passare per certi luoghi, e tornarci spesso, ha un valore simbolico per il ciclismo su strada e contribuisce a creare tradizioni, che nel ciclismo femminile sono meno consolidate. Anche grazie ai suoi percorsi, il Tour de France sta contribuendo più di qualsiasi altra corsa a rendere il ciclismo femminile popolare, seguito e professionalizzato.










