Il paradosso europeo. Ci sono questioni che gli Stati nazionali europei, singolarmente presi, non sono in grado di fronteggiare. Questioni che richiederebbero una politica europea. Se non che, spesso, queste questioni riguardano, in modo diretto o indiretto, la sicurezza. E la sicurezza è precisamente ciò che gli Stati nazionali fanno assai fatica a delegare a organismi sovranazionali. Perché chiama in causa la loro ragion d’essere essendo gli Stati, prima di tutto e soprattutto, organizzazioni che hanno il compito di garantire sicurezza. Talché eserciti (per la difesa esterna) e polizie (per assicurare l’ordine pubblico) sono, degli Stati, le colonne portanti. Inoltre, gli Stati europei sono democrazie ed è parte integrante del patto tacito fra governi e cittadini il fatto che il compito principale del governo sia tutelare, dei cittadini, la sicurezza. Se la protezione militare da eventuali attacchi esterni è la prima e più ovvia questione che mette in gioco la sicurezza, il problema riguarda anche altri temi, ivi compreso quello, oggi caldissimo in tutta Europa, dell’immigrazione irregolare o clandestina.
L’Unione europea è una complessa organizzazione che svolge innumerevoli attività che toccano, nei suoi vari aspetti, la vita dei cittadini europei. Quasi sempre, con effetti benefici. È un sistema complesso fondato sulla dispersione dell’autorità e che opera tramite la cooperazione fra livelli differenti (europeo, nazionale, sub-nazionale).








