di
Piero Di Domenico
Per un mese in edicola col quotidiano a partire dal 7 agosto «La vita s'impara»: l'infanzia in Libia, Roma, il collegio poi la tv
I l titolo è ispirato a una riflessione di un attore enigmatico e spiazzante come John Malkovich: «Si vive senza capire granché, quando si afferra il senso della vita è ora di morire». È la confessione di Corrado Augias, posta a conclusione del suo libro La vita s’impara: «Anch’io sono vissuto a lungo senza capire granché. È il mio più profondo rammarico; ora so che la vita s’impara e va un po’ meglio, però s’è fatto tardi». Non un’autobiografia in senso ortodosso, piuttosto un racconto che ha il calore e l’empatia della conversazione tra amici, che ci insegna che la vita s’impara soprattutto se non si perdono curiosità intellettuale e passione civile. Per dirla con Augias, un libro che restituisce «l’educazione di un italiano». Lo scrittore e giornalista, 91 anni, conduttore di trasmissioni tv come «La torre di Babele» su La7, attraversa la trasformazione dell’Italia: «Siamo stati i derelitti figli di un Paese prima occupato e oppresso poi liberato, sempre però a opera di eserciti stranieri che sono andati per anni su e giù per la penisola come accadeva nell’Italia del Cinquecento, quella terribile descritta da Guicciardini e da Machiavelli».






