di
Maurizio Perriello
Il primo ministro bulgaro interviene per la prima volta dopo l'aggressione verbale subita dal gruppo di adolescenti italiani in vacanza. Intanto emergono anche i danni denunciati dall'albergo
Dopo le dure reazioni giunte anche dall'Italia per quanto accaduto a Sofia, dove un gruppo di adolescenti ebrei italiani è stato intimidito da giovani che hanno esibito saluti nazisti e urlato slogan come "Sieg Heil", la Bulgaria rompe il silenzio istituzionale. Il premier Rumen Radev difende la tradizione di convivenza del Paese e invita polemicamente autorità e commentatori italiani a «verificare i fatti prima di accusare la Bulgaria di antisemitismo». L'episodi aveva suscitato la ferma condanna della Comunità ebraica di Roma e della politica del nostro Paese.
Le parole del premier Radev sui fatti di SofiaInterpellato dai giornalisti a Sofia, Radev ha definito «affrettate» le accuse rivolte alla Bulgaria dopo gli episodi avvenuti nella notte tra il 2 e il 3 agosto nella località turistica di Bansko. «Prima di accusare la Bulgaria di antisemitismo, invito i politici stranieri a prendere conoscenza e attenersi ai fatti», ha dichiarato il primi ministro. Il quale ha poi rivendicato la condotta del suo Paese durante la Seconda guerra mondiale, ricordando come «si oppose agli ordini della Germania di Hitler e non permise la deportazione di oltre 50mila ebrei bulgari nei campi di concentramento nazisti, dando all'Europa una lezione morale che non va dimenticata».






