Francesco Guccini, il celebre cantautore morto giovedì mattina, raccontava spesso che “La locomotiva”, una delle sue canzoni più famose, era ispirata a una storia vera, e che la scrisse in appena venti minuti.

La canzone era ispirata a una storia vera che Guccini aveva letto nel libro Trent’anni di officina di Romolo Bianconi, che raccontava la storia di Pietro Rigosi, un ferroviere anarchico di ventotto anni che nel 1893 prese possesso di una locomotiva in sosta nella stazione di Poggio Renatico, vicino a Ferrara, e la fece partire; il suo percorso venne deviato da alcuni ferrovieri e la locomotiva si schiantò contro alcune carrozze che erano ferme su un binario morto nella stazione dei treni di Bologna. Nella canzone non c’è un diretto riferimento a Rigosi, anzi Guccini dice di non sapere nulla di quell’uomo ma di immaginarselo come “giovane e bello”.

“La locomotiva” era contenuta nel disco del 1972 Radici ed ebbe da subito una buona accoglienza, diventando un inno della sinistra. Nel testo ci sono diversi riferimenti a quella cultura, tra cui la giustizia proletaria e la lotta di classe. Guccini non era solito scrivere canzoni così esplicite, lo aveva detto lui stesso nel 2019 intervistato da Diego Bianchi “Zoro” nella trasmissione televisiva Propaganda Live dicendo che “La locomotiva” era una canzone piena di «retorica» proprio perché voleva ricalcare lo stile tipico delle canzoni anarchiche di fine ’800 come quelle di Pietro Gori.