Lo choc energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente pesa sull’economia dell’Eurozona soprattutto attraverso la riduzione del reddito reale delle famiglie. È la conclusione del nuovo Bollettino economico della Banca centrale europea, che dedica un approfondimento agli effetti dell’aumento dei prezzi di petrolio e gas sui consumi. Per un’area fortemente dipendente dalle importazioni energetiche come quella dell’euro, il rincaro delle materie prime equivale a un trasferimento di ricchezza verso i Paesi esportatori, con effetti che si propagano all’intera economia attraverso il mercato del lavoro.
Quando petrolio e gas diventano più costosi, l’Europa deve destinare una quota maggiore del reddito prodotto all’acquisto di energia dall’estero. Il risultato è una riduzione del reddito disponibile reale che si riflette sulla capacità di spesa delle famiglie e, di conseguenza, sulla domanda interna. Secondo il modello utilizzato dalla Bce, circa l’80% della contrazione dei consumi aggregati generata dallo choc energetico dipende proprio da questa perdita indiretta di reddito reale. Il resto deriva dall’aumento diretto della spesa sostenuta per acquistare energia.
La parte più interessante dell’analisi è quella che mette in evidenza il carattere regressivo dell’aumento dei prezzi energetici. Le famiglie con redditi più bassi destinano una quota molto più elevata del proprio bilancio alle spese per energia e dispongono di margini assai più ridotti per assorbire gli aumenti dei prezzi. Secondo la Bce, in quei nuclei il 9% del bilancio familiare viene assorbito dal pagamento delle bollette, contro una media del 5,5% per l’insieme delle famiglie. A questo si aggiunge una minore capacità di reagire agli choc. I rincari, osserva Francoforte, erodono le risorse accantonate e incidono su famiglie che già in media spendono più di quanto incassano. In queste condizioni l’aumento dei prezzi energetici si traduce rapidamente in una riduzione dei consumi, visto che l’assenza di un patrimonio liquido sufficiente e la dipendenza quasi esclusiva dal reddito da lavoro impediscono di distribuire nel tempo la maggiore spesa per energia.








