“Abbiamo bisogno di voltare pagina”. E ancora: “Ricostruire quello che in questi anni è andato distrutto, non tanto dal punto di vista delle infrastrutture ma delle relazioni, della devastazione umana nella quale ci troviamo”. È questo l'appello lanciato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, in un'intervista a Repubblica, mentre il conflitto in Medio Oriente - dentro e fuori dai confini di un presunto cessate il fuoco - continua a mietere vittime e il negoziato per la tregua resta in una fase di stallo.Le parole del cardinale arrivano a pochi giorni da uno dei più grandi funerali collettivi dall'inizio della guerra. Secondo quanto riferisce Save the Children, sono stati sepolti i corpi di 112 palestinesi recuperati dalle macerie di un complesso residenziale distrutto a Gaza City nel novembre 2023. Tra questi, 40 erano bambini. Sul fronte politico, intanto, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ribadito la linea del governo: Israele non si ritirerà dalle attuali posizioni finché Hamas non sarà “completamente disarmato”. Il premier ha spiegato che il governo israeliano ha ricevuto una bozza nell'ambito dei contatti promossi dagli Stati Uniti, ma di non averla approvata, inviando di rimando, invece, le proprie osservazioni. È all'interno di questo quadro che Pizzaballa guarda ai prossimi appuntamenti elettorali in Israele e nei Territori palestinesi come a una possibile occasione di svolta. “Abbiamo bisogno di voltare pagina. Spero che da queste due date decisive venga fuori qualcosa che possa aiutarci un poco alla volta a ricostruire quello che in questi anni è andato distrutto, non tanto dal punto di vista delle infrastrutture ma delle relazioni, della devastazione umana nella quale ci troviamo”.Alla domanda se le attuali leadership siano ancora in grado di promuovere la pace, il patriarca, tra le pagine di Repubblica, risponde richiamando il Vangelo: “Credo che sia evidente. In ogni caso, nel Vangelo c'è scritto: vino nuovo in otri nuovi. Abbiamo bisogno di vino nuovo ma anche di otri nuovi”.Nell'intervista, il cardinale affronta anche il tema delle violenze dei coloni israeliani in Cisgiordania, definendo gli assalti ai villaggi palestinesi “non una novità ma in espansione territoriale” e spiegando che “la violenza sta creando un sentimento di forte tensione all’interno della popolazione palestinese ma anche all'interno della stessa società israeliana”. Fondamentale, per Pizzaballa, difendere il dialogo interreligioso e preservare lo status quo dei luoghi santi di Gerusalemme, perché toccarlo “significa creare tensioni che poi diventeranno sempre più difficili da gestire”.Il patriarca si rivolge anche ai cristiani della Terra Santa tentati di lasciare la regione. “Arrendersi è esattamente quello che il diavolo vuole, esattamente quello che questa narrativa vuole. Abbiamo bisogno non di combattere, ma di stare dentro questa situazione senza perdere il nostro stile e la nostra proposta, ma anche la nostra determinazione a restare”.Infine, un richiamo contro ogni forma di odio, anche alla luce dei recenti episodi di antisemitismo. “Noi abbiamo sempre detto no a qualsiasi forma di violenza, violenza fisica, violenza nel linguaggio, violenza culturale, violenza religiosa. Noi vogliamo incontrare. Possiamo anche esprimere il nostro disaccordo alla politica di un governo, ma questo non deve diventare un ostracismo per tutto ciò che riguarda il mondo ebraico, il mondo islamico, il mondo cristiano”.