Da mercoledì 5 agosto il Corriere della Sera costa 20 centesimi in più. Da 1,50 passa a 1,70 euro. Poco più di un caffè, purché lo si beva in piedi. Ma, a differenza dell’espresso, il giornale dura molto di più, anche quando lo si sfoglia distrattamente.

Il Corriere è un successo industriale prima che giornalistico

Qualcuno potrebbe obiettare che l’aumento è eccessivo per un quotidiano che, a giorni alterni, riesce nell’impresa di celebrare il suo editore Urbano Cairo contemporaneamente nelle pagine di politica, economia, sport e spettacoli. Viene in mente la battuta di Enzo Biagi su Berlusconi, di cui peraltro Cairo è stato il giovane assistente: «Se avesse avuto le tette, avrebbe fatto anche l’annunciatrice». Naturalmente si scherza. Perché il sistema Corriere – carta, sito, podcast, newsletter, video e tutto ciò che oggi si definisce con l’elegante espressione di brand extension – per ampiezza dell’offerta quei 1,70 euro li vale tutti. La questione interessante però è un’altra. Che cos’è diventato il Corriere della Sera dopo 10 anni di gestione Cairo? La risposta è semplice: il giornale più forte d’Italia. Ha doppiato stabilmente Repubblica nelle vendite, ha costruito un ecosistema editoriale che macina di continuo contenuti on e off, domina l’informazione generalista e rappresenta il punto di riferimento del mercato. Un successo industriale prima ancora che giornalistico.