Ecco il bollettino di questo tempo infame, feccia e cappi: una maggioranza sequestrata da Claudio Borghi e un’opposizione sottomessa a Giuseppe Conte. Putin è tra noi. Giorgetti chiede l’attivazione della Nec, la clausola di salvaguardia, solo al mondo, con Federico Freni e il ministro Foti, mentre il Pd si riduce a un’enclave del M5s, la Ceuta di Ricciardi che fa l’elogio della Cina. Il pranzo del disgelo fra Schlein e Conte lo ha pagato Schlein: lui promette le primarie e lei gli consegna la penna della politica estera. La risoluzione unitaria di Pd-M5s- Avs sembra uscita, dice Luigi Marattin, “dall’archivio di Potere operaio”. Abbiamo i tupamaros della pace.Disperazione, svacco, Salvini che minaccia, su suggerimento di Claudio Borghi, il dada: “Se non modifichiamo, aggiungiamo un capoverso su Safe, la Lega non vota”. E si modifica. Passerà in questo calendario di miserie pre-elezioni, come l’ultimo giorno dell’eleganza, prima delle ferie estive, con Federico Freni che si cambia la cravatta, una per la Camera, e un’altra per il Senato; entrambe Hermès; passerà come la vittoria di Conte che maramaldo umilia il Pd: “E’ una vittoria di tutti”. E’ la vittoria sua. Ha riscritto per intero la risoluzione di Pd, M5s e Avs e i suoi sherpa l’hanno inviata a giornali. Racconta Graziano Delrio: “Noi senatori del Pd attendevamo ma il testo e il M5s lo aveva già diffuso alle agenzie. Marciamo così, verso l’avvenire, ma quale avvenire?”. Alle nove di mattina, Lorenzo Guerini infuriato sul divano della Camera, lamenta: “Una cosa del genere, non esiste, avevo parlato con Provenzano. Non funziona così”. Al Senato, Francesco Boccia, che certo non è ostile a Conte, aveva mediato insieme a Lella Paita, ma il testo arriva alla Camera e si pasticcia, Conte si siede con Provenzano e sbianchetta. L’espressione “utilizzare prevalentemente soldi per energia” si rovescia nel “riconsiderare radicalmente gli impegni di spesa assunti in sede Nato”. Se non ci fosse la sinistra (destra) si capirebbe meglio cosa è la destra (maldestra) oggi. Giorgetti alla Camera prima, e al Senato, dopo, parla del Safe, dei vantaggi e degli svantaggi, dice: “Noi dipendiamo e non siamo sovrani in materia energetica, ecco perché chiediamo lo scostamento”, e dopo: “Sul Safe non esiste la verità assoluta, verrà valutato”. All’improvviso si sospende la seduta. Non c’è Tajani, non c’è Urso. Soli. Freni si avvicina all’orecchio e dice a Giorgetti che ci sono problemi. Si riparano nella stanza del governo. Freni chiede un tè, il capogruppo di FdI, Bignami, è al telefono. Si aggiunge nella risoluzione di maggioranza un paragrafo su Safe, il cerotto Borghi: “Valutare il ricorso a diverse condizioni di finanziamento, ivi incluse, ove ritenute complessivamente vantaggiose, quelle di cui il programma Safe”. Sembra scritta da Conte, il compare della trappola semantica, il de Saussure della tripla impudenza. Incede ancora come fosse a Chigi, fa il direttore d’orchestra perché “parlo a nome dell’opposizione” e su Delmastro “venite e vedrete”. Gli chiedono: presidente, è lei che ha riscritto filologicamente la risoluzione? E Conte usa l’occhio, lo strizza, prima di spiegare come funziona: “Un terzo uomo per la coalizione? C’è già chi ha detto no, e dunque il meccanismo si blocca”. E le primarie quando le fate? A gennaio o a ottobre? E Conte: “Che dice se le facciamo nel 2030?”.Cercano tutti Provenzano, che ha millenni di storia, “sono siciliano”, che sarebbe il coautore della risoluzione dell’opposizione e che ricorda: “La formula che abbiamo usato era largamente condivisa in passato”. Guerini viene convocato un’ora da Schlein e, prima di andare, si domanda: “Io non riesco a capire perché si dica ‘no’ al Safe. Si incentiva la cooperazione europea, si riduce l’acquisto di armi dagli americani. Vogliamo fare come la Costa Rica senza difesa?”. Almeno lui non cambia idea. Vota a favore del Safe. Solo Marattin (se solo il centro si coalizzasse) si occupa della fine del decoro, della nomina di Alberto Bagnai come componente dell’Antitrust, tanto da dire a Giorgetti: “Freni non va alla Consob e Bagnai va all’Antitrust? Ma che paese è”. E Giorgetti che ancora ha voglia di sorridere, è mattina, “non offendere le istituzioni. Cartellino giallo, cartellino rosso”. Si avvicina Fornaro e si scambiano due battute. Cosa vi siete detti? “Parlavamo di questo tempo orribile e non intendevamo il caldo”. Si sente qualsiasi indecenza fino al cappio agitato da Edoardo Ziello, il vicegenerale, perché, rivolto al governo, “state mettendo un cappio al paese” scegliendo il Safe. E’ il remake del cappio del leghista Orsenigo, ma era il tempo di Mani Pulite, e, anni dopo, anche Orsenigo se ne vergognò. Schlein come pensa di competere con i cappi, con Conte che prende parola contro “le camicie di forza, il patto di stabilità e il riarmo. State consegnando l’Europa a un arsenale nelle mani dei neonazisti”? Scrive Libero, Giacomo Amadori, che Conte stava per vendere l’hotel Plaza del suocero a Zampolli, ma Conte replica, “io mi occupo di politica non di queste stupidaggini”. Lo scostamento si voterà a ottobre, spiega Giorgetti, “uno 0,9 per cento in sicurezza energetica” perché “io voglio andare a casa uscendo dalla procedura d’infrazione. Non si scantona, non si scappa, non si diserta. E’ per questo che oggi sono qui”. Rischiano di esserlo anche domani, dopo, fra un anno. Il centrodestra, Tajani, ha trovato l’intesa sulla legge elettorale, le preferenze con l’alternanza di genere. Anche la risoluzione ovviamente passa: alla Camera 181 voti a favore e passa anche a scrutinio segreto lo scudo a Delmastro, niente chat alla Procura: 206 sì e 133 no. Ricordate Ceuta? Sembra già passata un’epoca. A parlarne, a sinistra, è rimasto Delrio: “Guardate che l’Europa ha sconfessato Meloni, solo che Meloni è fortunata, ha Fitto. In Italia c’è Vannacci che, alla fine, la appoggerà. L’unico risultato del Pd di Schlein mi sembra che si faranno le primarie ma come vuole Conte. La danza la conduce lui”. Come la verde milonga della canzone. Lui è Atahualpa: “Descansate niño, che continuo io...”.