La protagonista. 06 agosto 2026 alle 00:22Stasera per “Women in Jazz” tra le rovine archeologiche
Una musicista a tutto tondo, capace di integrare lo strumento classico con sonorità distanti, e dall’eccezionale intensità: ed è ora la violoncellista, cantautrice, compositrice e pianista britannica Ayanna Witter-Johnson a illuminare l'International Nora Jazz Festival, per le 21.30 di stasera. Dal talento eclettico, la terza ospite dell'annata dedicata alle “Women in Jazz” sale sul palco del sito archeologico con il suo trio, completato da Chris Morris alla batteria e Joshua Domfeh al piano.
La multiculturalità
Witter-Johnson cresce tra Islington e Haringey, due dei distretti più multiculturali di Londra. «Ho avuto la grande fortuna di assorbire sonorità, tradizioni e culture diverse senza neanche accorgermene» spiega l’artista. «A casa c'era la black music, a scuola la classica, e fuori i suoni della capitale. Così ho imparato che i confini tra generi non esistono». Centrale è la figura del padre Wil Johnson, che recita fra teatro e tv. «Il gene del performer lo devo a lui! Vedendolo in scena ho realizzato che l’arte poteva essere un mestiere». E la madre, che fa di tutto per farle studiare musica, a sua volta insegna classica e pratica danza con la troupe ghanese Agudje, nel mescolarsi d'influenze che «tutt’oggi forma il mio stile. Essere cresciuta con persone che si esprimevano creativamente, in svariate forme, mi ha fatto capire che le diversità erano la mia forza». Diplomatasi al Trinity Laban, Witter-Johson vola a Manhattan per completare la formazione da violoncellista. «È lì che ho capito che l'eccellenza tecnica non sarebbe bastata per essere artista, e che avrei dovuto scoprire cosa io avessi da offrire al mondo. È stato liberatorio: finalmente, avevo il coraggio per abbracciare ogni lato della mia arte».









