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Dopo settimane di attacchi e video dai toni minacciosi diffusi sui social, nei giorni scorsi i proprietari di due grandi catene di palestre low cost – FitActive e GreenTheory – si sono incontrati nello studio di un podcast e per un’ora e mezza si sono accusati di non pagare le tasse, di aver gonfiato i ricavi, di comunicare dati di bilancio non verificabili, di fare contratti irregolari, di manipolare i dipendenti. Prima della registrazione hanno perfino rischiato di venire alle mani.
Al di là delle accuse puntuali, il confronto ha rivelato molti problemi del settore e le conseguenze di un modello di business fondato sulla necessità di crescere velocemente e continuamente, con un grande ricambio di clienti e dipendenti, pochi margini che arrivano soprattutto dal controllo dei costi e poche tutele per chi ci lavora.
Il podcast che li ha ospitati si chiama Gurulandia, noto per le interviste a imprenditori e personaggi controversi come Fabrizio Corona, Davide Lacerenza, Wanna Marchi e Stefania Nobile. Seduti accanto ai conduttori Marco Cappelli e Simone Salvai c’erano da una parte Eduardo Montefusco, fondatore di FitActive, la catena con il maggior numero di palestre in Italia, e dall’altra Alessandro Olivieri e il suo socio Francesco Caruso, rispettivamente presidente e amministratore delegato della Theory Holding, più noti online come Alex Theory e Frank Theory.







