Nell’ex stabilimento Bekaert di Figline c'è un progetto che ha come obiettivo quello di far sorgere un polo alimentato dal fotovoltaico, dove l’energia e gli scarti di ogni impianto diventeranno risorse per quello successivoNell’ex stabilimento Bekaert di Figline c'è un progetto che ha come obiettivo quello di far sorgere un polo alimentato dal fotovoltaico, dove l’energia e gli scarti di ogni impianto diventeranno risorse per quello successivoServer, pannelli solari, vasche per l’allevamento dei salmoni e coltivazioni disposte su più piani. Tutto nello stesso complesso industriale, collegato da una rete di scambi in cui elettricità, ossigeno e calore dovrebbero passare da un’attività all’altra senza essere dispersi. È il progetto annunciato da Comtel e H2-Era Green Valley a Figline e Incisa Valdarno, in provincia di Firenze. Le due società hanno firmato un memorandum d’intesa per sviluppare un data center all’interno di un’area industriale dismessa, destinata a diventare un polo per l’elaborazione dei dati, la produzione di energia rinnovabile, l’idrogeno verde e l’agricoltura controllata.L’accordo è stato sottoscritto a luglio e rilanciato il 4 agosto: Comtel, società attiva da trent’anni nell’integrazione dei sistemi informatici e di telecomunicazione, dovrebbe seguire progettazione, costruzione e gestione dell’infrastruttura digitale mentre H2-Era Green Valley porterà invece un piano di riconversione più ampio, avviato prima dell’arrivo del data center e costruito intorno all’idea di riutilizzare nello stesso sito ciò che normalmente viene considerato uno scarto industriale.Dalla fabbrica di cavi alla fabbrica di datiL’area scelta è quella dell’ex Bekaert, lo stabilimento che per anni ha prodotto cordicella metallica destinata al rinforzo degli pneumatici. La chiusura del 2018 lasciò un vuoto industriale e occupazionale nel Valdarno fiorentino. Da allora il futuro del complesso è diventato uno dei dossier più delicati del territorio. Il progetto H2-Era Green Valley venne presentato pubblicamente nel 2023. Nei programmi iniziali figuravano un impianto fotovoltaico, la produzione di idrogeno, un sistema power-to-gas, una vertical farm e un allevamento ittico a ciclo chiuso. Una precedente stima inserita nel programma amministrativo comunale del 2024 indicava un investimento complessivo da 170 milioni di euro e circa 300 posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto. Sono numeri precedenti all’accordo con Comtel e non aggiornati dopo l’inserimento del data center.L’arrivo dell’infrastruttura informatica modifica l’equilibrio dell’intero piano. Un data center ha bisogno di elettricità continua, sistemi di raffreddamento, connessioni ridondanti e dispositivi capaci di garantirne il funzionamento anche in caso di guasto. Produce inoltre grandi quantità di calore, che normalmente devono essere disperse per evitare il surriscaldamento dei server. A Figline l’idea è utilizzare proprio quel calore per alimentare la climatizzazione della vertical farm, riducendo il fabbisogno energetico delle serre chiuse in cui gli ortaggi vengono coltivati su scaffalature sovrapposte, con luce, temperatura e umidità controllate.Un impianto alimenta quello successivoIl primo anello della catena sarà il parco fotovoltaico. Secondo il progetto illustrato dalle due aziende, l’elettricità prodotta dovrebbe coprire l’intero fabbisogno del data center. Quella disponibile oltre i consumi dell’infrastruttura informatica verrà inviata a un elettrolizzatore, la macchina che separa le molecole dell’acqua utilizzando energia elettrica e genera idrogeno e ossigeno. L’idrogeno sarà impiegato come vettore energetico. L’ossigeno, invece, verrà convogliato verso un allevamento ittico a ricircolo dedicato alla produzione di salmone. In questi sistemi l’acqua viene filtrata e riutilizzata, mentre la concentrazione di ossigeno deve essere costantemente controllata per assicurare la crescita e la salute dei pesci.Il data center completa lo schema mettendo a disposizione il calore prodotto dai server. Invece di disperderlo nell’ambiente attraverso gli impianti di raffreddamento, il progetto prevede di recuperarlo per mantenere le condizioni climatiche richieste dalla vertical farm. Energia elettrica, idrogeno, ossigeno e calore diventerebbero così parti dello stesso circuito. È su questa integrazione che Comtel e H2-Era basano la definizione di "ecosistema industriale di economia circolare a impatto zero". Federico Parma, amministratore delegato di H2-Era Green Valley, sostiene che l’area potrà produrre contemporaneamente «energia, cibo, innovazione tecnologica nei settori delle telecomunicazioni e dell’elaborazione dati e nuovi mestieri». Per Mattia Conti, direttore generale di Comtel, la crescita del mercato richiede operatori capaci di seguire i data center dalla progettazione alla gestione.La corsa ai centri dedicati ai datiIl progetto toscano arriva mentre la diffusione dell’intelligenza artificiale sta aumentando il numero e la potenza delle infrastrutture necessarie per addestrare ed eseguire i modelli. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2024 i data center hanno consumato circa 415 terawattora di elettricità, l’1,5 per cento della domanda mondiale. Nello scenario centrale dell’agenzia il consumo potrebbe raggiungere i 945 terawattora entro il 2030. In Europa l’aumento previsto nello stesso periodo supera il 70 per cento.Una parte consistente dell’elettricità viene assorbita direttamente dai server. Il resto serve allo stoccaggio dei dati, agli apparati di rete, ai sistemi di sicurezza e soprattutto al raffreddamento. Nei centri più efficienti quest’ultimo può rappresentare circa il 7 per cento dei consumi; negli impianti meno moderni può superare il 30 per cento. La disponibilità di energia è diventata così uno dei criteri principali nella scelta dei nuovi siti. Accanto alla prossimità alle reti in fibra e agli utenti, contano la capacità della rete elettrica locale, i tempi per ottenere una connessione e la possibilità di assicurarsi forniture rinnovabili per molti anni.Figline prova a costruire la propria candidatura attorno alla produzione interna. L’impianto fotovoltaico ha già seguito un percorso autorizzativo separato da quello del futuro data center. La documentazione ministeriale relativa alla valutazione ambientale si riferisce a una potenza iniziale di circa 84 megawatt, mentre la successiva procedura regionale per l’autorizzazione unica riguarda un impianto da 79,2 megawatt e le relative opere di connessione.Altri materiali diffusi in precedenza dai partner del progetto indicavano una capacità fotovoltaica complessiva superiore ai 100 megawatt, considerando anche le installazioni previste sui tetti, insieme a un sistema di accumulo da 100 megawattora. La configurazione definitiva dovrà chiarire quali impianti saranno effettivamente costruiti e quanta energia potrà essere riservata al centro dati dopo aver alimentato le altre attività.Quanto è vicino il cantiereIl memorandum con Comtel rappresenta un passaggio industriale, ma il comunicato non indica la potenza informatica del data center, la superficie definitiva, il valore dell’investimento, il nome dell’operatore che lo utilizzerà o una data per l’apertura. Mancano anche parametri decisivi per valutare la sostenibilità dell’infrastruttura: il consumo annuo previsto, il sistema di raffreddamento, la quantità d’acqua necessaria, l’efficienza energetica e la capacità di accumulo richiesta per garantire l’operatività durante la notte o nelle giornate con scarsa produzione solare.Un data center deve rimanere disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. La copertura del cento per cento del fabbisogno attraverso il fotovoltaico potrà quindi essere calcolata su base annuale, compensando le ore di maggiore produzione con quelle di maggiore consumo, oppure assicurata attraverso batterie, rete elettrica e altri sistemi di riserva. Il modello scelto non è ancora stato comunicato.Anche il recupero del calore dipende dalla temperatura in uscita dai server, dalla distanza tra gli impianti e dalla continuità della richiesta della vertical farm. Il calore prodotto dai data center è spesso disponibile a temperature relativamente basse e può richiedere l’impiego di pompe di calore prima di essere riutilizzato. Le linee guida del Joint Research Centre della Commissione europea considerano il recupero una delle pratiche da sviluppare, ricordando però che deve essere integrato fin dalla progettazione dell’infrastruttura.L’“impatto zero” dovrà passare dai numeriLa definizione scelta dalle aziende riassume l’ambizione del progetto, ma potrà essere valutata soltanto quando saranno pubblicati i dati tecnici. L’alimentazione rinnovabile riduce le emissioni legate al funzionamento, senza cancellare quelle prodotte durante la costruzione degli edifici, la fabbricazione dei pannelli, delle batterie e dei server o la loro sostituzione.Per misurare l’impronta reale serviranno indicatori come il Pue, che confronta l’energia complessiva assorbita dal data center con quella utilizzata dagli apparati informatici, e il Wue, dedicato al consumo d’acqua. Dovranno essere quantificati anche il calore recuperato, l’energia utilizzata dall’elettrolizzatore e la quota di ossigeno effettivamente impiegata nell’allevamento.L’Unione europea ha introdotto obblighi di monitoraggio e comunicazione dei consumi energetici e dell’impronta idrica per i centri dati sopra determinate soglie. La Commissione sta inoltre preparando un sistema comune di valutazione della sostenibilità e standard minimi di prestazione. Il futuro polo di Figline nascerà quindi dentro un settore nel quale la parola “verde” è sempre più legata a criteri misurabili. La struttura circolare immaginata da Comtel e H2-Era offre una risposta originale: mettere accanto ai server attività capaci di utilizzare ciò che i server consumano o producono.Sull’area dove un tempo si fabbricavano componenti per pneumatici potrebbe sorgere un impianto in cui il prodotto principale è invisibile, fatto di calcoli e informazioni, mentre i sottoprodotti diventano idrogeno, ortaggi e pesce. Resta da stabilire quando questo circuito entrerà in funzione e con quali dimensioni. La scommessa del Valdarno si giocherà sulla capacità di trasformare uno schema industriale convincente in un’infrastruttura che sappia documentare, metro dopo metro e kilowattora dopo kilowattora, l’impatto promesso.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Firenze, nel Valdarno il data center che produrrà idrogeno, ortaggi e salmoni
Nell’ex stabilimento Bekaert di Figline c'è un progetto che ha come obiettivo quello di far sorgere un polo alimentato dal fotovoltaico, dove l’energia e gli sc






