La Camera ha approvato la proposta di legge per l’istituzione di una Giornata per le vittime degli errori giudiziari il 17 giugno, il giorno del 1983 in cui venne arrestato Enzo Tortora, primo capitolo di una vicenda incredibile e vergognosa. Il presentatore venne poi assolto dopo un lungo e doloroso calvario che ne minò la salute. Hanno votato a favore i partiti della maggioranza più Azione e Italia Viva. Si sono astenuti Pd, Avs e Cinque Stelle. La posizione di questi ultimi, al di là degli aspetti procedurali, è difficilmente comprensibile da parte del grande pubblico.
Se veramente la finalità della Giornata, anche se ce ne sono ormai troppe, è quella di rendere omaggio alla figura di Tortora e idealmente riconoscere la gravità degli errori, quelli veri (fortunatamente pochi) non si capisce perché non vi debba essere l’unanimità. Evidentemente vi sono riserve, esplicite e non, timori che l’occasione si trasformi in una nuova campagna contro la magistratura nel suo complesso, un’ulteriore delegittimazione del suo ruolo istituzionale e non possa essere, invece, una circostanza in cui, tutti d’accordo, in ossequio all’articolo 24 della Costituzione, si celebrano le virtù civili.
Il rischio che la Giornata assuma connotazioni e significati diversi è maggiore se la legge dovesse essere, come probabilmente sarà, il frutto di una spaccatura parlamentare. La figura limpida di Tortora dovrebbe riunire tutti nel ricordo e nel rafforzamento dei provvedimenti che prevedono risarcimenti e non solo per l’ingiusta detenzione, ma anche per le spese legali per difendersi da accuse inesistenti. Nella speranza che la legge venga approvata in tempo anche nell’altro ramo del Parlamento. Perché se no sarebbe, da un Parlamento diviso, tutt’altro che un omaggio alla memoria.










