Olha Stefanishyna è stata sollevata dall’incarico: non è più ambasciatrice dell’Ucraina negli Stati Uniti. Volodymyr Zelensky ha firmato ieri il decreto presidenziale che certifica la sua rimozione. “È una mia decisione”, ha tenuto a precisare lei in un post su Facebook, dettata da “motivi personali e circostanze private”. Stefanishyna era stata nominata il 27 agosto 2025, dopo un rimpasto di governo che l’aveva vista lasciare il ruolo di ministro della Giustizia e vice primo ministro per l’Integrazione Europea, e l’ombra di alcune vicende giudiziarie hanno pesato fin dal primo giorno sul suo incarico a Washington.
Il 4 giugno 2025, poche settimane prima della sua rimozione dal ministero della Giustizia, Ukrainska Pravda aveva pubblicato un’inchiesta secondo cui l’ex marito di Stefanishyna sarebbe legato al consorzio privato KAMparitet, che in pochi mesi si era aggiudicato la gestione di quattro importanti beni sequestrati affidati all’ARMA, l’agenzia incaricata di amministrare i patrimoni confiscati. Tra gli asset c’erano anche immobili di rilevanza nazionale come la Casa dei Sindacati di Kiev e il centro commerciale Flagman. Secondo l’inchiesta il consorzio sarebbe stato favorito da legami con ex collaboratori dell’allora ministra e dirigenti dell’agenzia, sollevando dubbi sulla regolarità dell’assegnazione. “I procuratori del Sapo hanno avviato procedimenti penali sulla base di possibili abusi di carica da parte degli ufficiali dell’ARMA”, aveva confermato la Procura specializzata anti-corruzione il 16 luglio, senza tuttavia nominare Stefanishyna, affidando le indagini all’Autorità nazionale anti-corruzione (l’organo che indaga anche sul caso “Midas“, l’inchiesta sul giro di tangenti da 100 milioni di dollari che a fine 2025 ha terremotato il governo ucraino). Il giorno successivo, il 17 luglio, Zelensky aveva firmato il decreto che la rimuoveva dall’incarico di ministro della Giustizia.












