Ci sono persone che diventano famose. E persone che diventano familiari. Le prime, a volte, appartengono a un momento. Le seconde attraversano il tempo. Entrano nelle case, nei ricordi, nelle vite. Crescono insieme al pubblico senza perdere la capacità di sorprenderlo. È una qualità rara. Ambra Angiolini appartiene a questa seconda categoria ed è per questo che abbiamo voluto lei per accompagnare il 44° Torino Film Festival. Non solo per il percorso che ha costruito nella sua carriera, ma per il modo in cui lo ha costruito. Senza adagiarsi sull’affetto del pubblico, senza restare prigioniera dell’immagine che l’aveva resa celebre, rimettendosi continuamente in discussione. Ogni volta che avrebbe potuto limitarsi a custodire un successo, Ambra ha preferito cercare una possibilità nuova. Perché la notorietà può arrivare all’improvviso, la credibilità, invece, si conquista nel tempo. E Ambra ha attraversato tv, teatro e cinema, commedia e dramma, esposizione popolare e ricerca artistica. Non ha dovuto rinnegare una parte di sé per conquistare l’altra ed è esattamente questa la ragione più profonda della nostra scelta. Una volta si sarebbe detto «madrina». Oggi le parole cambiano, e forse è giusto così. Ma il senso resta identico: affidare il volto del Festival a qualcuno che sappia raccontarne lo spirito. E lo spirito del Torino Film Festival non consiste nello scegliere tra cinema d’autore e cinema popolare. Ho sempre immaginato un Festival di Cinema come due binari paralleli. Su uno viaggia il cinema più libero, graffiante, sperimentale, capace di mettere in discussione i linguaggi e di portare lo spettatore in territori che non conosce. È il cinema che trova il proprio spazio naturale soprattutto nei nostri concorsi: sguardi radicali, autori che rischiano, film che non cercano scorciatoie. Sull’altro binario viaggia un cinema più immediatamente popolare, capace di accogliere pubblici diversi e trasformare il Festival in una festa condivisa dalla città. I due binari non si escludono. Non si correggono a vicenda. Procedono insieme. Per molti anni, in Italia, abbiamo coltivato un equivoco e forse qualche nostalgico continua a coltivarlo: abbiamo pensato che qualità e popolarità fossero parole in conflitto. Come se il consenso fosse una colpa, come se parlare a molti significasse necessariamente rinunciare alla profondità. Ma l’equivoco opposto sarebbe altrettanto grave: pensare che il cinema debba essere accessibile a ogni costo, rinunciando alla ricerca, all’azzardo, alla complessità. Il cinema ha bisogno di entrambi gli estremi. Il cinema italiano che il mondo ci invidia non è mai stato un cinema contro il pubblico. Fellini, Monicelli, Risi, Comencini, Germi, Scola hanno saputo essere profondi senza diventare respingenti, sofisticati senza essere esclusivi, popolari senza essere superficiali. Ma accanto a loro il cinema è sempre avanzato anche grazie agli autori che hanno rotto le forme, spostato i confini, inventato nuovi alfabeti. Senza il rischio, il cinema si ripete. Senza il pubblico, si chiude in una stanza. Credo che un festival debba tenere aperte entrambe le porte. La popolarità non è il contrario dell’eccellenza. Ma neppure la sperimentazione è un vezzo per pochi. Sono due modi diversi e ugualmente legittimi. Per questo il compito di un festival è accendere curiosità: non dividere il pubblico tra chi «capisce» il cinema e chi no e neppure consegnargli soltanto ciò che già conosce. Un festival deve accogliere e spiazzare. Deve essere una casa e, nello stesso tempo, un viaggio. Ambra Angiolini rappresenta con naturalezza questa doppia vocazione. È popolare, ma non prevedibile. È familiare, ma ha continuato a trasformarsi. Ha saputo parlare a molti senza rinunciare alla possibilità di sorprendere. Per questo la sua presenza al TFF mi sembra così giusta. Perché rappresenta un ponte. Tra il cinema e chi lo ama da sempre. Tra chi frequenta i festival da una vita e chi vi entra per la prima volta. Tra la forza della ricerca e il piacere dello spettacolo. Tra ciò che riconosciamo e ciò che ancora non conosciamo. È il ponte che, ogni anno, proviamo a costruire anche noi. E siamo felici che quest’anno ci sia lei. *direttore del Torino Film Festival
Ambra Angiolini condurrà la serata inaugurale del Torino Film Festival
Il direttore: “L’attrice incarna lo spirito del Torino Film Festival”








