Ancona, 5 agosto 2026 – Nuovi elementi emergono dalla nota diffusa ieri dalla Procura di Ancona sulla morte di Oleksandr Muravskyi, il trentacinquenne ucraino deceduto domenica a Senigallia al termine dell’inseguimento e della colluttazione con i carabinieri. Il primo riguarda le modalità del fermo: prima di morire, l’uomo era stato ammanettato. Il secondo è una conferma: Muravskyi è morto in ambulanza, dopo essere stato sedato, senza mai raggiungere il pronto soccorso. Si apprende inoltre che nell’annotazione preliminare — il fascicolo aperto dalla Procura guidata da Monica Garulli — dovrebbero essere state iscritte sei persone, tra militari dell’Arma e sanitari del 118.
Non sono indagate, perché per la Procura hanno agito nell’adempimento di un dovere, e nessuna di loro, al momento, avrebbe nominato un avvocato.
Eseguita l’autopsia
Ieri pomeriggio, intanto, è stata eseguita l’autopsia, affidata al consulente del dipartimento di Medicina legale dell’ospedale di Torrette incaricato dalla Procura. All’esame ha preso parte soltanto il medico legale, nessun consulente presente in rappresentanza delle parti. Anche i familiari della vittima, a oggi, non risultano assistiti da un legale. Sarà la relazione del medico legale a dover rispondere ai due quesiti che la stessa Procura indica come centrali: quale sia stata la causa della morte e se, e come, il taser abbia funzionato. Muravskyi era nato in Ucraina l’11 marzo 1991 e viveva in Polonia, dove, stando alle fonti, lavorava sulle piattaforme offshore. In Italia era arrivato con la famiglia per una vacanza, con base in un hotel tra Rimini e Riccione









