Da un lato la Russia. Dall’altro gli Stati Uniti che pretendono la Groenlandia. La Danimarca del governo socialista di Mette Frederiksen cambia prospettiva e, come annunciato mesi addietro, inserisce la leva obbligatoria. La settimana cruciale per ragazzi e ragazze è questa: ufficialmente da lunedì 3 agosto le caserme hanno aperto le porte carraie, al momento solo ai volontari. Si tratta di 1.600 persone per 14 destinazioni tra esercito, aeronautica e marina, i tre rami delle Forze Armate danesi (Fosvaret).
La riforma ha portato da 4 a 11 mesi il servizio, così diviso: i primi cinque sono dedicati all’istruzione militare di base – uso delle armi, preparazione fisica, primo soccorso – il resto alle specializzazioni. Per alcuni reparti, come le Guardie Reali o le unità cyber, il servizio prevede un mese in più. Dunque, un anno in divisa.
Per il Paese che negli anni ’70 aveva visto a Copenaghen la nascita di Christiania, la “città libera” formata da una comunità hippy all’interno di una base militare in disuso, è un cambiamento non da poco. Ma le condizioni geo-politiche sono mutate: il conflitto in Ucraina iniziato con l’invasione russa del febbraio 2022 fa stare sulle spine la Danimarca in qualità di Paese membro della Nato. Non è un caso che una parte del Nord Europa, come Svezia, Finlandia e Norvegia, abbia introdotto così come Estonia, Lettonia e Lituania un servizio militare basato sulla coscrizione obbligatoria.














