Dopo l’estensione del 2020, il golden power ha ridotto le operazioni di fusione e acquisizione nei settori più innovativi dell’economia italiana. L’effetto è stato particolarmente intenso nel primo biennio, per poi attenuarsi fino a scomparire.

Investimenti esteri, sicurezza e golden power

Negli ultimi quindici anni, crisi economiche, pandemia, tensioni geopolitiche e crisi energetiche hanno determinato un generale ripensamento del ruolo degli investimenti esteri in Europa, in particolare quando riguardano imprese o beni di rilevanza strategica, cruciali per gli interessi nazionali o per il regolare funzionamento della vita economica e sociale. Nell’ordinamento italiano ed europeo, inizialmente aperto, sono state introdotte varie forme di controllo preventivo per valutare gli effetti degli investimenti sulla sicurezza pubblica.

Nel 2012 l’Italia ha varato la normativa sui poteri speciali (il cosiddetto golden power), che attribuisce al governo la facoltà di intervenire in operazioni societarie riguardanti imprese operanti in settori strategici, come la difesa e le infrastrutture energetiche essenziali. In linea con tendenze registrate anche in altri stati europei e negli Stati Uniti, a partire dal 2020 il golden power è stato esteso a molteplici settori: – la sanità, la robotica, quelli ad alta intensità tecnologica e che utilizzano tecnologie 5G -, rendendo molto incerto l’ambito di applicazione complessivo della norma.