ROSOLINA (ROVIGO) - Per chi è in vacanza il blackout significa caldo, disagi e frigoriferi spenti. Per chi vive con una grave disabilità, invece, la corrente elettrica può fare la differenza tra il riuscire ad affrontare la giornata e il mettere a rischio la propria salute. Tra coloro che hanno vissuto con maggiore apprensione i due blackout che hanno colpito Rosolina Mare nel giro di pochi giorni c'è Paolo Alfonsi, campione di boccia paralimpica e tetraplegico. La sua quotidianità dipende da una serie di ausili elettrici indispensabili: dalla carrozzina al sollevatore, fino al materasso antidecubito. E con il caldo di questi giorni c'è un ulteriore problema: il suo organismo non riesce a disperdere il calore come dovrebbe.
Come ha vissuto queste due giornate di blackout? «Sono state giornate davvero difficili. Per fortuna siamo riusciti a resistere, ma non è stato semplice. Noi ci circondiamo di tanti accorgimenti proprio per affrontare eventuali emergenze, però quando manca la corrente per così tante ore la preoccupazione cresce inevitabilmente».Quali sono le apparecchiature da cui dipende maggiormente? «La mia carrozzina è elettrica, così come il sollevatore. Poi c'è il materasso antidecubito. Durante il giorno abbiamo cercato di tenere tutto perfettamente carico, ma dopo tante ore senza corrente ormai eravamo rimasti quasi a zero».Il materasso è riuscito a funzionare? «Ha resistito per alcune ore, poi questa mattina era ormai sgonfio circa al 50 per cento. Fortunatamente proprio in quel momento è tornata la corrente e ha potuto rigonfiarsi».Anche il caldo è stato un problema? «Sì, forse il problema più grande. Io non riesco a sudare dal collo in giù, quindi tutto il calore lo accumulo. Per abbassare la temperatura corporea devo usare uno spruzzino con l'acqua, mettere ghiaccio o freezerini sotto le braccia e dietro la testa. Se la temperatura supera i 32 gradi, la sera mi viene sicuramente la febbre».Quindi il condizionatore non è un semplice comfort? «Assolutamente no. Per me il condizionatore non serve a stare più comodo, serve a mantenere la temperatura corporea entro limiti accettabili. È una necessità, non un lusso. Quando manca la corrente viene meno anche questa possibilità».Come avete affrontato le ore senza elettricità? «Venerdì la corrente è mancata a lungo, poi ieri sera (domenica, ndr) è saltata di nuovo dalle 22 fino alle 4 del mattino. Speravamo che dopo il primo episodio il problema fosse risolto, invece si è ripresentato».Avete pensato di lasciare Rosolina Mare? «No, siamo riusciti a restare perché abbiamo resistito, ma non è stato facile. Con queste temperature non ci si può barricare in casa con tutto chiuso».Un gruppo elettrogeno avrebbe risolto il problema? «Purtroppo no. Sono in affitto e non posso installarne uno».Rosolina per lei è una meta abituale? «Sì. Mia moglie viene qui da 54 anni. Io, dopo l'incidente che mi ha reso tetraplegico, torno ogni estate: saranno almeno otto anni consecutivi. È un posto a cui sono molto legato, ma episodi come questi fanno riflettere».Che cosa le ha lasciato questa esperienza? «La consapevolezza di quanto siamo fragili quando viene a mancare la corrente. Per molti può sembrare soltanto un disagio, ma per chi dipende da apparecchi elettrici significa mettere a rischio la salute. Per fortuna questa volta siamo riusciti a resistere, ma resta la preoccupazione che, se un blackout dovesse durare ancora di più, non tutti gli ausili possano continuare a funzionare».














