N'DJAMENA – Oltre una donna su cinque, tra quelle in gravidanza e in allattamento, visitate dallo staff di Medici Senza Frontiere (MSF) nella città di confine orientale del Ciad di Adré durante i primi sei mesi del 2026, risultava gravemente malnutrita.Tre quarti di loro appartenevano a comunità ospitanti escluse dalle distribuzioni alimentari locali, a causa di rigide norme sugli aiuti che limitano l'accesso esclusivamente ai rifugiati registrati, in un contesto di gravi carenze di fondi.

Gli effetti della malnutrizione. La malnutrizione – va ricordato – indebolisce il sistema immunitario, rendendo le gestanti e i bambini più vulnerabili alle malattie. Malattie che, a loro volta, possono causare ulteriore malnutrizione, creando così un circolo vizioso mortale. Medici Senza Frontiere, già dal 2005, ha introdotto per la prima volta alimenti terapeutici specifici per il trattamento della malnutrizione su larga scala e da allora il loro utilizzo è stato ampiamente diffuso; tuttavia, l'accesso a un'alimentazione specifica e necessaria rimane una delle principali sfide per ridurre la mortalità infantile, soprattutto nei paesi colpiti da conflitti, dove i bambini sono più vulnerabili.

La metà della popolazione ha bisogno di aiuto tutti i giorni, per la fame. MSF chiede ai donatori internazionali di finanziare i piani di intervento del Ciad per il 2026 e di includere esplicitamente le comunità ospitanti nell'assistenza alimentare e nutrizionale. Il Ciad – il Paese nel cuore dell’Africa – vive una grave crisi umanitaria, una instabilità politica che impedisce ogni forma di sviluppo e tensioni sociali legate alla crisi climatica. Circa 7,7 milioni di persone, poco meno della metà della popolazione, hanno un quotidiano bisogno di aiuto, per la fame e per il continuo arrivo di rifugiati dal Sudan in guerra.