Un messaggio sobrio e misurato come suo costume, quello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’anniversario della strage alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980.
Non è sfuggito che il succo del messaggio è contenuto nel terzo capoverso: si parla di valori da difendere e preservare. Valori che “la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”.
Sette parole che dicono tutto, del pensiero del presidente. Pensiero che coincide con le sentenze via via emesse dai tribunali e dalle corti di giustizia.
“Strategia neofascista”, dunque. Una strategia, assicurano studiosi, storici, analisti, che affonda le sue radici in eventi tragici di molti anni prima: a partire dagli ordigni a Milano e Roma nel 1969, e alla prima strage di questa strategia, quella alla Banca dell’Agricoltura a piazza Fontana.
Intervistato da Repubblica, Raffaello Magi, giudice di Cassazione e relatore della sentenza della medesima corte per la strage di Bologna, dichiara: “Puntavano a destabilizzare dalle fondamenta lo Stato. Un piano alimentato da entità che temevano la democrazia rappresentativa e l’avanzata del Pci in Italia…”.












