Il muezzin annuncia la morte all'aba: Isfahan, martedì 28 luglio, le tre e quaranta del mattinolunedì 3 agosto 20263' di letturaIsfahan, martedì 28 luglio, le tre e quaranta del mattino. Il patibolo è comparso in piazza Alikhani la sera prima e per tutta la notte la gente si è radunata intorno alla struttura metallica. Ci sono bambini tra gli spettatori. Secondo un testimone citato da Hengaw, un’organizzazione per i diritti umani, i Basij spengono i lampioni e gridano «Allahu akbar». I Guardiani della rivoluzione impiccano Abolfazl Sepahi Badjani, 23 anni, e Amirhossein Safari Hosseinabadi, 27, disabile. Alireza Sepahi, cugino di Abolfazl e terza esecuzione in programma quella mattina, ha avuto un infarto durante il tragitto dal carcere: è ricoverato all’ospedale Al-Zahra.Nella Repubblica islamica si giustizia all’alba, che è anche l’ora in cui i muezzin cantano l’azan del fajr, la chiamata alla prima preghiera del giorno. Uno Stato che fonda la propria legittimità sulla sharia ha fatto coincidere il primo atto di culto quotidiano con l’orario dell’uccisione organizzata. Lo fa da quarantasette anni. «Il suono della preghiera, per noi, è diventato un trauma», racconta un’iraniana. Nei video che circolano online, la folla di Isfahan fischia quando comincia l’azan. Iranwire racconta di manifestanti dispersi con lacrimogeni e laser verdi, utilizzati in passato come indicatori di puntamento prima che venisse aperto il fuoco.L’8 gennaio, in quella stessa piazza, quattro agenti sono rimasti uccisi durante le proteste. Sono seguiti 59 arresti, 12 condanne a morte e tre udienze di un’ora ciascuna, a porte chiuse, davanti alla tribunale rivoluzionario di Isfahan, giurisdizione speciale per i reati politici. Gli imputati non hanno potuto scegliersi un difensore. Le confessioni sono andate in onda sulla televisione di Stato prima del processo: Shervin Bagherian aveva compiuto 18 anni pochi giorni prima dell’arresto e ha confessato in video nel giro di una settimana. Fra i giudici sedeva Mohammad Tavakkoli, che nel 2023, nella stessa città, aveva firmato le condanne a morte dei manifestanti Saleh Mirhashemi, Majid Kazemi e Saeed Yaghoubi. Anche allora confessioni estorte.Il 19 luglio, dallo stesso fascicolo, sono stati impiccati Erfan Esfandiari, 19 anni, e l’afghano Gol-Mohammad Mohammadi. Capo d’imputazione: moharebeh, «guerra contro Dio». Il dissenso politico è un reato religioso e la pena è, per definizione, la morte.REATI RELIGIOSI
Le impiccagioni come preghiera | Libero Quotidiano.it
Isfahan, martedì 28 luglio, le tre e quaranta del mattino. Il patibolo è comparso in piazza Alikhani la sera prima e per tutta la no...






