TREVISO - I virus non spaventano chi è pronto a viaggiare verso mete esotiche. Ma l'attenzione di chi prende la valigia è cresciuta. Il numero dei trevigiani che si sono rivolti all'ambulatorio di Medicina dei viaggi per vaccinarsi è salito del 20%: da 2.500 a 3mila. Ad affidarsi agli specialisti dell'Usl della Marca è in particolare chi ha come meta i Paesi dell'Africa, l'India e il Sudest asiatico e il Sud America. L'ambulatorio valuta la destinazione e lo stato vaccinale delle persone. E poi decide se e quali coperture aggiungere: oltre a quelle contro difterite, tetano e polio, anche le vaccinazioni contro morbillo, febbre gialla, tifo, rabbia, Epatite A, meningococco e così via. E a questo si aggiungono eventuali altre profilassi, come quella contro la malaria.

«Si tiene in considerazione l'età delle persone, eventuali patologie, la destinazione del viaggio e anche l'attività prevista - fa il punto Orsola Bertipaglia, dottoressa del Sisp, il servizio Igiene e sanità pubblica dell'Usl della Marca - questo perché ci possono essere anche grandi differenze tra viaggi organizzati e viaggi fai da te, magari affrontati a piedi, zaino in spalla, o in bicicletta». Non sono questioni di sottovalutare. «L'importante oggi è che le persone si rivolgano a noi con un certo anticipo, almeno di 15 o 20 giorni - aggiunge la dottoressa - questo ci consente di fare tutte le valutazioni del caso ed eventualmente di programmare anche dei richiami per i vaccini, se necessari».Il picco In questo periodo il picco delle richieste è legato alle vacanze. Ci sono anche molti immigrati che sfruttano il momento per tornare a casa, soprattutto in Africa, con tutta la famiglia, compresi i figli che non sono mai stati della terra dei genitori. Senza poi dimenticare i viaggi di lavoro e le missioni umanitarie. «Negli ultimi due anni il numero di richieste da parte dei viaggiatori è progressivamente aumentato - conferma Bertipaglia - oltre alle vaccinazioni, diamo anche indicazioni su come mangiare e sulle misure di prevenzione da seguire per ridurre i rischi di natura sanitaria».Le profilassi Il quadro è variegato. Per chi va nei Paesi dell'Africa centrale, innanzitutto, è fortemente consigliata la profilassi contro la malaria. «Vediamo molti immigrati che tornano a far visita alla famiglia, anche dopo 10 anni - rivela Bertipaglia - sono molto numerose: fino a dieci persone, molto spesso con i figli nati in Italia». Anche in questi casi è necessario proteggersi e seguire le indicazioni per ridurre il rischio di essere punti dalle zanzare: usare repellenti, avere vestiti adeguati, poter contare sulla disponibilità di e zanzariere e così via. Discorso simile per il Sudest asiatico e per il Sud America. In questo caso la prevenzione si concentra in particolare sulle arbovirosi, che comprendono malattie come Dengue, Chikungunya e Zika. Oltre a West Nile e alla malattia trasmessa dalle zecche, ormai endemiche anche nel nostro territorio. A inizio luglio il governo del Costa Rica ha segnalato un nuovo focolaio di Chikungunya. L'India ha introdotto uno screening sanitario - con controlli della temperatura e autocertificazioni - per tutti i viaggiatori in ingresso.A livello generale non vanno sottovalutati neppure i rischi collegati al contagio da morbillo. «È diffuso un po' ovunque - avverte la dottoressa - e c'è anche il rischio di portarlo in Italia». Cosa che farebbe allungare lo spettro di nuovi focolai.Non da ultimo, ci sono situazioni, relativamente rare, che qualcuno dall'esterno potrebbe considerare estreme. A partire dai viaggi di alcuni trevigiani tra il Congo e l'Uganda, nella maggior parte dei casi per motivi umanitari, dove continua l'epidemia di Ebola, definita dall'Oms come un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. «In questi casi diamo in particolare delle indicazioni su come muoversi in relazione all'attività prevista - conclude Bertipaglia - e poi chi rientra deve segnalare il proprio ritorno, cosa che fa scattare anche la sorveglianza post-viaggio».