In Nigeria, Kenya, Namibia e Sudafrica governi e aziende si stanno confrontando con la Starlink, la rete di satelliti di Elon Musk che promette di colmare i vuoti di connessione lasciati da decenni di scarsi investimenti. Ma dietro l’idea di un continente “finalmente connesso” si nasconde una realtà più scomoda: un servizio costoso, concentrato nelle mani di un’unica azienda statunitense, che rischia di creare un internet per pochi mentre le reti pubbliche restano indietro.

Nello stato di Ekiti, nel sudovest della Nigeria, il responsabile delle finanze locali Akin Oyebode prova da anni ad attirare investimenti. Le compagnie di telecomunicazioni, scrive The Economist, non vogliono portare la fibra ottica fin sulle colline: troppo costoso. Da quando l’amministrazione ha installato un terminale Starlink, la connessione è migliorata, ma nella stagione delle piogge il segnale si indebolisce e serve comunque un sistema di riserva.

Il caso di Ekiti riflette un problema più ampio. Nei primi anni duemila l’Africa ha puntato tutto sulla banda larga mobile, collegando centinaia di milioni di persone attraverso gli smartphone senza costruire reti in fibra. Oggi quella scelta mostra i suoi limiti: la rete non regge il traffico generato dallo streaming e dall’intelligenza artificiale, e perfino in città sviluppate come Lagos e Nairobi le videochiamate si bloccano. Secondo The Economist, il traffico dati del continente triplicherà entro il 2030.