Doveva essere un giorno di festa, si è tramutato in un abisso di lacrime e disperazione. Dopo nove mesi tutto era pronto per l’abbraccio a quella figlia non ancora venuta al mondo, eppure già infinitamente amata. Per una coppia dell’area nord di Napoli il destino aveva però in serbo altri e ben più tragici piani. La piccola, il 13 luglio scorso, nasce priva di vita. Un epilogo drammatico, sul quale la Procura di Nola ha acceso adesso i riflettori. Sotto inchiesta per interruzione di gravidanza colposa finisce il ginecologo della clinica Villa dei Fiori che aveva in cura la donna.
Blitz della polizia a Casoria nella baraccopoli: arrestato latitante, 16 persone denunciate per furto di energia elettricaA innescare l’accelerazione investigativa la querela presentata una settimana più tardi dal padre della piccola, che rivolgendosi ai carabinieri di Casavatore ha denunciato: «Ci hanno detto che la nostra bambina era morta nel grembo perché strangolata dal cordone ombelicale, ma dall’analisi dell’ultimo tracciato era emersa una sofferenza fetale». L’ultimo esame eseguito l’11 luglio aveva rivelato infatti che la piccola «non si trovava in posizione naturale». Un campanello d’allarme, culminato in un epilogo inaccettabile. Via all'inchiesta A far scattare le indagini è stata dunque la denuncia carica di dolore presentata da A.P. Il quarantatreenne, assieme alla moglie G.R., si è rivolto ai militari dell’Arma per chiedere che si faccia piena luce su quanto accaduto alla loro bambina. I genitori vogliono capire se dietro quel decesso improvviso vi siano state negligenze, omissioni o valutazioni cliniche errate. La ricostruzione parte da sabato 11 luglio. La gravidanza, giunta ormai a termine con data presunta del parto fissata per il 20 luglio, fino a quel momento aveva avuto un decorso senza intoppi. Quel sabato la donna si presenta nella struttura sanitaria di Acerra per l'ecografia di controllo. Ad assisterla è il ginecologo che l'ha seguita durante l'intero percorso, il dirigente medico F.B. Durante l'esame, lo specialista rileva che la bimba non si trova in posizione naturale. Nonostante ciò, stando a quanto messo a verbale dal padre, «non viene disposto un ricovero precauzionale né un monitoraggio continuo». La donna torna a casa con l'indicazione di rientrare il lunedì mattina per il ricovero programmato. Quel giorno, alle 8.30, la coppia si presenta in clinica, ma la speranza si spegne dopo poco. La nuova ecografia rileva l'assenza del battito cardiaco fetale. I medici dispongono un intervento d'urgenza di taglio cesareo per l'estrazione della neonata, venuta alla luce priva di vita. Ai genitori, pietrificati dal dolore, viene riferito di una sventura fatale: il cordone ombelicale avrebbe causato il soffocamento del feto. La coppia sprofonda nel baratro. Il grido dei genitori Con il passare dei giorni, si fa strada il dubbio che la tragedia era forse evitabile. I genitori, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi, vogliono vederci chiaro. Il 20 luglio A.P. varca la soglia della caserma per sporgere querela. L'1 agosto integra l'esposto con un dossier di 57 pagine di cartelle mediche, ecografie e tracciati. Proprio l'esame di quella documentazione fa emergere il tassello pesante. «Ci avevano detto - racconta l’uomo - che nostra figlia era morta perché strangolata dal cordone ombelicale, ma dall'analisi dell'ultimo tracciato è emersa una sofferenza fetale che secondo noi è stata ignorata». L'uomo ha poi rivelato un ulteriore dettaglio: «Dopo la denuncia, più volte siamo stati contattati dal ginecologo che ci ha chiesto insistentemente la restituzione dell'unica copia del referto del tracciato eseguito l'11 luglio, quello in cui era emersa la sofferenza fetale». L'inchiesta coordinata dal sostituto Aurora Celico entra intanto subito nella fase clou. L'informazione di garanzia notificata al ginecologo, difeso dall'avvocato Antonio Giordano, apre le porte a un accertamento irripetibile: l'esame autoptico e medico-legale sul feto e sulla placenta. Pochi giorni fa il pm ha disposto la riesumazione della salma e affidato l'incarico a un collegio di periti. Sarà ora la relazione dei consulenti a stabilire se il grafico dell'11 luglio contenesse già i segnali d'allarme e se un intervento urgente avrebbe potuto assicurare alla piccola il diritto di nascere.







