La pioggia di Londra? I verdi prati all’inglese? Questo luglio secco e torrido ha ucciso l’ultimo baluardo delle nostre certezze. Nell’ultimo mese - dice Bbc Weather - nel Regno Unito è caduto solo il 7 per cento delle precipitazioni rispetto alla media degli ultimi 200 anni, da quando cioè si fanno questo tipo di misurazioni. L’estate inglese non esiste, si diceva. Ti illude con due, massimo tre giorni di fila senza pioggia, e poi torni nell’eterno grigio ottobrino, dove l’eventualità di pioggia oscillava da quasi sicura ad altamente probabile. Per questo gli inglesi parlano sempre del meteo. Anche se per Oscar Wilde «parlare del tempo è l’ultimo rifugio di chi è privo di fantasia», sul tema sono stati scritti trattati di sociologia e in un famoso libro (Watching the English) l’antropologa inglese Kate Fox spiega le bizantine regole di comportamento dei britannici e dedica un intero capitolo a come parlare della pioggia e dei fenomeni atmosferici. Concludeva (nel 2010) che «in quasi ogni momento in questo Paese, almeno un terzo della popolazione sta parlando del tempo, ne ha già parlato o sta per farlo». Oggi andrebbe aggiornato sostituendo la pioggia alla siccità e al caldo. A Wimbledon, il torneo di tennis che si gioca sull’erba di Southfileds, sono state solo sette le edizioni senza mai una goccia di pioggia. Per la cronaca: 1931, 1976, 1877, 1993, 1995, 2009, 2010. Altrimenti la pioggia è sempre stata una costante. Non è un caso se i raccattapalle dei Championships sono celeberrimi per la velocità con cui coprono i campi: appena iniziano le prime gocce, i ragazzi scattano, tolgono la rete e srotolano i teli di copertura in meno di un minuto, spesso in soli trenta secondi. Anni di pratica e di pioggia. In estate, a Londra, quando capitava una settimana di sole, i parchi si riempivano di inglesi muniti di cappelli di paglia, plaid e cestini, per mettere in scena il più classico degli stereotipi dell’estate inglese: il pic-nic sull’erba, morbida e rigogliosa, un verde ingordo di chi non ha problemi di acqua. Beati loto, pensavamo, guardando i nostri giardini boccheggianti e i parchi pubblici riarsi. Oggi i prati inglesi sono gialli quanto i nostri e bruciano. L’Inghilterra ha dichiarato ufficialmente giovedì l’emergenza siccità. E lo stesso il Galles. Nell’ultimo mese i roghi sono stati 393, con scenari da Europa mediterranea, mai visti alle latitudini britanniche: persone sfollate, un centrale atomica nel Suffolk minacciata dalle fiamme, razionamento dell’acqua, divieto di innaffiare i prati. Una misura che colpisce il 40 per cento della popolazion britannica e sta facendo molto discutere, perché fanno eccezione i campi da golf e le strutture sportive dei college privati. A St Paul’s School, una scuola maschile con retta annua da 57mila sterline (67mila euro) i prati sono lussureggianti, come al prestigioso Dulwich College, dove ha studiato Nigel Farage e la retta è di 67mila (78mila euro). Il giardino del vicino (se è ricco) è sempre più verde e sono partite le prevedibili e comprensibili proteste.
Niente pioggia, siamo inglesi. La siccità stravolge anche Londra
Nel Regno Unito solo il 7% delle precipitazioni rispetto alla media degli ultimi 200 anni












