Intervista a Nathan Xu, co-fondatore e Ceo di Plaud, l'azienda dei registratori AI di culto fra gli appassionati di gadget elettronici, passata da 1 a 100 milioni di fatturato in due anni: «Se l'AI può occuparsi della memoria, le persone possono passare meno tempo a ricostruire le conversazioni e più tempo ad applicare giudizio, creatività e capacità decisionale. È lì il vero valore»

«L'AI dovrebbe amplificare l'intelligenza umana, non sostituirli»: ne è convinto Nathan Xu, co-fondatore e Ceo di Plaud, l'azienda che in appena due anni è passata da 1 a 100 milioni di dollari di fatturato ricorrente annuo, una delle crescite più rapide registrate nel settore dell'intelligenza artificiale. Nata nel 2023 come produttrice di un piccolo dispositivo per registrare e trascrivere le conversazioni tramite AI, diventato rapidamente di culto fra gli appassionati di gadget elettronici e oggi usato da oltre 2 milioni di persone in più di 170 paesi, circa 50.000 delle quali in Italia, Plaud si sta trasformando in qualcosa di più ampio. Accanto ai dispositivi che l'hanno resa nota, l'azienda ha lanciato strumenti per i team, integrazioni con l'ecosistema degli agenti AI e un software desktop capace di catturare anche le riunioni online: dalla semplice presa di appunti all'ambizione di diventare un'infrastruttura AI a tutto tondo. A guidare questa trasformazione è lo stesso Xu, che ha un obiettivo molto ambizioso: fare di Plaud, entro il 2030, un compagno di lavoro AI affidabile per almeno 50 milioni di professionisti. Lo abbiamo intervistato per capire dove sta andando l'intelligenza artificiale e quali sono, dal suo punto di vista, le sfide che ci attendono.